Morì annegata nel canale: «Condannate l’ex sindaco»
La strada era senza guard rail: chiesti otto mesi per Roverati. Le difese ribattono: «Quello non fu un incidente bensì un atto volontario»
MIGLIARO. L’ex sindaco di Migliaro «era a conoscenza della pericolosità di quella strada per l’assenza del guard rail, ma non si è attivato come avrebbe dovuto per ripristinare la barriera protettiva, e tutto è rimasto fermo per quattro anni». Sono le conclusioni a cui è approdata la pubblica accusa che ieri ha chiesto la condanna a 8 mesi per omicidio colposo per Marco Roverati, primo cittadino di Migliaro dal 2004 al 2012. Durante quei quattro anni di battibecchi con la Regione per stabilire chi avrebbe dovuto ripristinare il guard rail (poi risultò che toccava al Comune) una donna di 58 anni, Ornella Botti, finì nel canale con l’auto e morì annegata.
Per quella tragedia erano imputati anche i tre assessori ai Lavori Pubblici che si erano succeduti dal 2008 (anno in cui il guard rail venne rimosso per consentire alcuni lavori all’argine di via Travaglio) al 2012 (anno della morte della vittima), ovvero Roberto e Massimiliano Uba e Daniele Frignani.
Per loro il viceprocuratore onorario Elisa Bovi ha chiesto l’assoluzione per non aver commesso il fatto, perché nel corso del dibattimento «è emerso che non erano a conoscenza del problema, né avevamo alcun potere di spesa. In un Comune piccolo come quello di Migliaro il ruolo di assessore viene svolto solo per poche ore alla settimana, ed è verosimile che non fossero informati».
Al contrario del sindaco, ha ribadito l’accusa, che era stato sollecitato sia per iscritto che a voce dalla sua dirigente Ilaria Simoni, già processata e assolta in via definitiva perché è stato confermato che per l’intervento di ripristino era necessaria una variazione di bilancio con una delibera di giunta, e la funzionaria non avrebbe potuto farlo in autonomia. Cosa che invece il sindaco fece poi, a tragedia avvenuta. La difesa (avvocati Bissi e Bentivoglio) da parte sua ha puntato a dimostrare che quello costato la vita a Ornella Botti non fu un incidente, ma un atto volontario. Ipotesi che sarebbe supportata da diversi elementi, dalla borsetta ritrovata sull’argine all’angolo di ingresso dell’auto nel canale, dal fatto che la vittima avesse ancora le cinture di sicurezza allacciate e fosse in cura per problemi depressivi. Il 10 luglio la sentenza.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
