La Nuova Ferrara

Ferrara

«L’innovazione è la carta vincente per le imprese»

L’analisi del presidente camerale Paolo Govoni «C’è ancora una forte stagnazione nella produzione»

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Un’economia in continua evoluzione quella ferrarese e a commentare l’attuale congiuntura, interviene Paolo Govoni, presidente della Camera di Commercio di Ferrara.

Presidente Govoni, analizzando i dati camerali sulla provincia di Ferrara, come vede lo stato di salute economico del territorio?

La bassa crescita dell’economia ferrarese, tuttora inferiore alla media regionale, è soprattutto il risultato del ristagno della produttività, di una struttura economica frammentata in cui è elevato il peso delle imprese di dimensione contenuta, il più delle volte poco patrimonializzate e poco propense a crescere. Le tendenze demografiche prefigurano, inoltre, per la nostra provincia una riduzione della popolazione in età attiva e un ulteriore aumento di quella anziana nei prossimi anni. Vi sono però segnali di miglioramento: la riorganizzazione del tessuto produttivo si è intensificata anche per effetto della crisi; all’uscita dal mercato di molte aziende hanno fatto riscontro la nascita di imprese innovative e il rafforzamento di quelle che hanno saputo ricollocarsi su un sentiero di crescita; la metà delle imprese manifatturiere esportatrici prevede un ulteriore incremento del fatturato estero per il prossimo trimestre. Non solo in quei Paesi europei - Germania in testa - dove sono premiate qualità, innovazione, affidabilità e vicinanza al cliente, ma anche negli Stati Uniti, destinazione che ha ripreso a crescere dopo la battuta d'arresto dello scorso anno.

Lei che ha ricoperto incarichi anche regionali e conosce le aree su vasta scala, c’è un motivo per cui Ferrara sembra sempre indietro rispetto agli altri territori confinanti? La nostra non è una provincia uguale fatta di piccole e medie imprese tutte uguali. La forbice tra imprese eccellenti e quelle che fanno fatica a sopravvivere continua ad allargarsi. Esistono tante imprese che hanno risposto alle sfide della globalizzazione e della modernizzazione e continuano a investire nell’innovazione di prodotto, nel design, nel marchio, nell’efficienza. Ma il numero di queste realtà imprenditoriali deve crescere in modo considerevole per generare un impatto macro sul nostro sistema economico. Da questo punto di vista, la questione della qualità del capitale umano assume particolare rilevanza con la crescente diffusione delle nuove tecnologie e la conseguente minore domanda di lavoro per attività standardizzate e ripetitive.

Quali sono le leve che bisogna azionare per far uscire il Ferrarese dalla crisi?

Con la firma del Patto per il lavoro il percorso di riposizionamento e di rilancio del territorio ferrarese è appena partito attraverso una approfondita riflessione sui vincoli attuali, individuando nuovi generatori di crescita e di attrattività. Realizzare concretamente questa visione significa innanzitutto puntare sul gioco di squadra tra i diversi attori coinvolti in tale percorso: la classe politica deve fornire un chiaro indirizzo allo sviluppo e dare coerenza alle scelte nel lungo termine; il sistema di rappresentanza è chiamato a contribuire ad un progetto comune, apportando idee e competenze; la società civile deve farsi parte attiva sostenendo questi processi in logica partecipativa.

La sua Camera di commercio - apprezzata anche in ambito nazionale – è punto di riferimento del territorio. Su cosa avete puntato maggiormente in questi anni di attività per le aziende?

Siamo orgogliosi di un ruolo riconosciuto che ci siamo conquistati anche con la capacità di fare efficienza e con un’azione incessante di promozione economica e di semplificazione, facendo di più impiegando di meno. Abbiamo creato alleanze intorno a progetti concreti, restituendo al sistema delle imprese le risorse che ci affida, moltiplicandole e contribuendo a costruire quel contesto favorevole per far lavorare al meglio gli imprenditori e generare occupazione. Sono centinaia le imprese che negli ultimi tre anni avete sostenuto anche attraverso appositi contributi. Attenzione alle persone, sostenibilità, capacità di innovare e di guardare ai mercati internazionali le loro principali strategie. Centinaia di imprese (tutt’ora in attività) che esortano ciascuno di noi a fare i conti con le nostre potenzialità e con le nostre eccellenze, pensando alla crescita non come un fine, ma come una precondizione per contrastare diseguaglianza e povertà. Non è un caso che, in un anno, siamo già intervenuti nella gestione di oltre 30 crisi aziendali perché – non dimentichiamolo - in affari può andar male, ma se accade per motivi di mercato e non per condotte illecite all’imprenditore deve essere data la possibilità di riprovarci.

Presidente, si fatica a capire i litigi che stanno avvenendo all’interno delle associazioni ferraresi per la costituzione della nuova Camera di Commercio di Ferrara e Ravenna. Ci può spiegare meglio quello che sta succedendo e cosa ne pensa?

Talvolta i particolarismi offuscano la visione del bene comune. Non si tratta di negare la competizione tra idee e interessi diversi, né il confronto dialettico, ma mi sarei aspettato maggiore capacità nel riconoscere gli obiettivi da condividere e le necessarie convergenze. Sul processo di accorpamento della Camera di commercio è certamente mancata quella attitudine all’ascolto e alla mediazione di idee e di interessi diversi, indispensabile nella costruzione di un progetto unitario e che, negli anni, ha prodotto quei risultati cui lei faceva prima riferimento. L’auspicio è che le associazioni accelerino i processi di rinnovamento già in atto superando gli steccati delle ideologie, dei settori, delle dimensioni aziendali e promuovendo quei servizi capaci di sostenere i processi oggi vincenti.

Lei passerà alla storia come l’ultimo presidente della Camera di Commercio di Ferrara, prima della fusione. Qualche rimpianto?

Rimpianto per una riforma iniqua, basata esclusivamente sul criterio della “soglia minima” di imprese territoriali (75.000) e, dunque, drammaticamente incapace di considerare in maniera altrettanto importante il binomio indissolubile tra equilibrio finanziario e specificità geo-economiche dei territori. (g.p.z.)

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