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Albicocche anno nero la produzione crolla anche del 30 per cento

Albicocche anno nero la produzione crolla anche del 30 per cento

Previsioni improntate a un fortissimo ribasso per l’Italia  Colpa soprattutto della grandine che ha devastato i frutteti

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Per il 2018 i dati previsionali della campagna albicocche registrano un meno 30% per l’Italia, e un calo del 18% in Europa, tranne che in Spagna.

Per quanto riguarda l’Italia, primo produttore a livello europeo, le stime parlano di 201. 138 tonnellate (-30%), Spagna 142.709 tonnellate (+9%), Francia 134.448 (-14%) tonnellate, 79.800 invece in Grecia (-12%) (dati Cso Italy). Per la nostra provincia, Confagricoltura Ferrara registra i primi commenti dei propri associati: «Male, molto male lo scorso anno per i prezzi, fino a 0,90/1, al chilo, euro al produttore non rimane nulla, solo il lavoro. Con questi prezzi non si fa bilancio», inizia così Verter Zardi produttore di Confagricoltura con terreni ad Aguscello e frutteti di pero, prugne, cachi, oltre naturalmente alle albicocche, colpite lo scorso anno dalla grandine con un danno riconosciuto del 40%. È preoccupato Zardi perché quest’anno prevede un calo dell’80% della produzione delle varietà precoci a causa delle gelate di fine primavera che non hanno lasciato scampo alla fioritura anticipata dal clima mite di gennaio.

«Non resta che sperare nel raccolto delle albicocche tardive e, visto che anche nelle altre nazioni non c’è molta produzione, confidiamo che i prezzi compensino la minor produzione. Male le varietà precoci Pricia, Tsunami, ma anche una varietà medio tardiva come Faraglia, una vera macchina da albicocche, registra una produzione inferiore del 90%».

Spostandoci verso San Bartolomeo in Bosco, la parola passa a Mario Buriani, altro associato a Confagricoltura Ferrara, con frutteti di pero, pesco, melo, prugne e albicocche che ironico afferma: «Alcune varietà come Pricia e Rubista hanno fornito un raccolto appena sufficiente al fabbisogno familiare, ovvero prossimo allo zero». Netta la considerazione di Buriani: “Buone le varietà Orange e Farbaly, per le altre varietà, Faraglia in primis, manca moltissimo prodotto. I grossi problemi sono dovuti alla mancata allegagione (fase iniziale dello sviluppo dei frutti successiva alla fioritura) di certe varietà, causata da un gennaio caldo, sbalzi termici elevati in una primavera anomala e, in fioritura, anche il gelo con due notti a – 7/8 gradi; in molti casi anche quando il fiore ha resistito sulla pianta, il nucleo (l’ovario) era nero, bruciato. Le varietà più penalizzate sono quelle la cui maturazione va da metà maggio ai primi di giugno; ora il timore è la grandine, con un tempo che ogni giorno si presenta minaccioso».

Anche la Romagna, terra di eccellenza per la produzione di albicocche, sta soffrendo per le precoci, meglio le prospettive sulle varietà medie e tardive; si prospetta un calo produttivo anche per il raccolto delle precoci nel sud Italia. In conclusione, se il 2017 è stato un anno da record per la produzione di albicocche in Europa, il 2018 vede un calo sostanziale in tutti i Paesi a parte la Spagna, dovuto all’alternanza fisiologica e in parte alle gelate che hanno danneggiato diverse aree europee. Nel 2017 si erano registrate 680mila tonnellate di prodotto, nel 2018 le stime parlano di un meno 18% .

Andrea Tebaldi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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