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LA PARABOLA DEL GRANELLO DI SENAPE

di MARCELLO PANZANINI
LA PARABOLA DEL GRANELLO DI SENAPE

Il Vangelo di questa domenica ci presenta due parabole, che sono due cammei di vita agricola, attraverso le quali Gesù spiega che cosa sia il regno di Dio.La prima racconta di un uomo che getta il...

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Il Vangelo di questa domenica ci presenta due parabole, che sono due cammei di vita agricola, attraverso le quali Gesù spiega che cosa sia il regno di Dio.

La prima racconta di un uomo che getta il seme nella terra e poi, che vegli o che dorma, che lavori oppure no, quel seme produce, lentamente, con tempi che sono solo suoi, il frutto desiderato e atteso: la spiga. E così si può raccoglierlo e fare festa.

La seconda prende come esempio il granello di senape, che è piccolissimo, ma, una volta che ha fatto crescere quello che racchiude, si scopre che la pianta più alta di tutti gli ortaggi.

Nella prima storia Gesù ci mette davanti chi sia per Lui l’evangelizzatore, l’apripista del Regno. Come sempre, il suo modello è diverso dal nostro. Noi ci affaccendiamo, lavoriamo e ci affanniamo, sempre con la voglia, conscia o inconscia, di vedere il frutto del nostro lavoro, magari nei tempi che vogliamo noi.

E se i risultati non arrivano o tardano, allora, siamo sempre pronti a trovare delle cause nella società corrotta, nel vuoto che attanaglia chi ci circonda, e chi più ne ha più ne metta. Il Vangelo, invece, ci dice di avere cura del seme, della sua qualità, di non preoccuparci del tempo di maturazione, perché non dipende dai nostri schemi, né tantomeno da noi.

Ma di curare, soprattutto, della forza che deve avere il braccio che semina: è quella della testimonianza credibile di chi vive, di chi ha conformato il proprio cuore e la propria mente a quel seme, che è la Parola.

Quel seminatore non si sofferma sul terreno, se sia fertile o meno, ma con tenacia e fiducia profonda pensa solo a seminare, perché sa benissimo che il seme ha in sé tutto e la forza per far esplodere la vita che racchiude, che può anche bucare l’asfalto! E alla mietitura si farà grande festa, perché non la fine, la morte, ma la gioia per il raccolto abbondante e smisurato, che si prodotto, grazie a quel seme.

Nella seconda parabola Gesù ci dice che non gli importa la grandezza del frutto del seme: la pianta della senape è la più grande degli ortaggi, non il maestoso cedro del Libano, immagine tipica del Primo Testamento per illustrare il regno di Dio.

A Lui importa che su quella pianta vi possano trovare riposo e ristoro gli uccelli dalla calura del giorno.

Ognuno vi può trovare un posto dove sedersi, essere ascoltato, condividere gioie e dolori, magari non ricevendo risposte da catechismo facili ricette, che non curano, né sollevano, ma sicuramente troveranno un ramo accogliente che sa ascoltare ed entrare in empatia. Un ramo dentro cui scorre la linfa vitale dell’amore di Dio.



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