Chiusura campo nomadi, Lega e FdI marciano uniti
Ieri la manifestazione che chiedeva al Comune di smantellare la struttura. L’associazione “Cittadini del mondo” si dissocia: basta fomentare l’odio
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Una protesta e un corteo per chiedere la chiusura del campo nomadi di via delle Bonifiche a Pontelagoscuro. Si è svolta ieri sera la manifestazione della Lega Nord che ha visto la partecipazione di oltre un centenaio di cittadini che hanno sfilato in corteo insieme ai parlamentari del Carroccio Gianluca Vinci, Maura Tomasi, Emanuele Cestari, e il consigliere regionale della Lega Alan Fabbri. Presente anche una delegazione di Fratelli d'Italia con a capo il senatore Alberto Balboni.
Alla guida del corteo il segretario comunale Nicola Lodi che, dopo avere illustrato l'ampia attività di indagine condotta da 3 anni a questa parte insieme al consigliere Giovanni Cavicchi, ha ribadito la necessità di riportare la legalità in quel campo. «Nessuna persona razionale - ha commentato - capisce come sia possibile continuare a finanziare con decine di migliaia di euro l'anno un campo che, i carabinieri e la magistratura, hanno accertato essere base logistica di un'associazione a delinquere che andava a rapinare gli anziani». Una presa di posizione dura che è l'apripista a quella degli altri esponenti del Carroccio: «È scandaloso ed inaccettabile - incalza la deputata Maura Tomasi - che il Comune di Ferrara non solo tolleri ma finanzi questa situazione».
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Le dà manforte il capogruppo leghista all’assemblea legislativa dell’Emilia Romagna Alan Fabbri: «Anche in regione abbiamo interrogato la giunta e non si capisce perché a Bologna vogliano superare i campi mentre a Ferrara si persevera nell'errore». L’associazione “Cittadini del mondo” si dissocia nettamente dall'azione intrapresa dalle persone che al grido di «vogliamo chiudere il campo nomadi ricettacolo di illegalità e crimine» hanno manifestato davanti al campo nomadi «con il solo scopo di incrementare l'atmosfera di odio che si è instaurata nella nostra provincia in questi mesi».
« Nell'esprimere la nostra solidarietà alle persone che vivono nel campo - dicono in un comunicato i vertici dell’associazione - vittime di tutta questa ignoranza, ribadiamo che non si possono accusare intere etnie per i reati di qualcuno. Non si possono creare facili bersagli e usare ogni genere di offesa contro migliaia di persone colpevoli solo di appartenere ad una minoranza etnica, ogni genere di accusa generalizzata che associa etnie intere con la criminalità, con la violenza sessuale, con la prostituzione, con lo spaccio della droga. Questo modo semplicistico, e spesso con risvolti violenti, di pensare che i ladri sono sempre “altri”, meglio se vengono da lontano, e così gli stupratori sono sempre fuori dalla famiglia, e gli assassini sempre da un altro mondo … è evidentemente in contrasto con la realtà». (m.g.)
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