La Nuova Ferrara

Ferrara

Ergastolo per gli assassini di Paula

di Daniele Predieri
Ergastolo per gli assassini di Paula

L’accusa aveva chiesto l’assoluzione, ma i giudici hanno deciso il carcere a vita per Sergio Benazzo e Gianina Pistroescu

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Stessa pena per lo stesso omicidio: cambiano i giudici, cambia la città, ma restano gli ergastoli per i due assassini di Paula Burci, Sergio Benazzo, 42 anni, idraulico di Crespino di Rovigo, e per Gianina Pistroescu, 42 anni, romena, ex compagna di Benazzo che insieme e sfruttavano Paula per venderla sulle strade di Ferrara e del Rodigino. La Corte d’assise d’appello di Venezia, 10 anni dopo l’omicidio di Paula Burci, che aveva quasi 19 anni ed era arrivata in Italia dalla Romania con il sogno di cambiare vita, ha confermato la pena dell’ergastolo per entrambi, nonostante la procura generale di Venezia avesse chiesto alla precedente udienza di fine maggio l’assoluzione, perché secondo l’accusa non vi erano prove “certe” della responsabilità dei due imputati. Invece, ergastolo era sempre stato nei precedenti processi che hanno fatto il giro d’Italia (Ferrara, Bologna, Roma e Rovigo) ed ergastolo è stato deciso dai giudici di Venezia.

Una sentenza che rende giustizia ad un caso giudiziario ma soprattutto umano, di una ragazza che veniva “sequestrata” prima dai due imputati (segregata in casa, usciva solo per essere venduta in strada) e poi venduta - materialmente - ad una banda di sfruttatori, gli assassini materiali che non sono mai stati scoperti. Una ragazza dicevamo il cui corpo riposa ancora oggi nel cimitero degli indigenti a Cassana, con la foto sulla lapide che la ritrae, quasi una bambina (la vedete qui in pagina). La colpa di Paula Burci fu, lo ricordiamo, quella di voler uscire dal giro della prostituzione: fu proprio un cliente ferrarese, un ragazzo suo cliente, a darle la forza di reagire. Ma non ci riuscì fino in fondo. Dopo esser stata ceduta, di fatto, a questo gruppo di sfruttatori - stranieri - venne massacrata di botte, uccisa e abbandonata dopo essere stata bruciata nella golena del Po a Zocca di Ro, e ritrovata nel marzo 2008. Il processo che si è concluso ieri a Venezia ha avuto un percorso giudiziario lungo, tortuoso e pieno di ostacoli: perchè dopo essersi concluso con le condanne all’ergastolo (primo e secondo grado a Ferrara e Bologna), i giudici della Cassazione a Roma determinarono che la competenza territoriale non era di Ferrara, dove venne trovato il corpo, ma di Rovigo dove Paula venne uccisa. Un omicidio di una brutalità inaudita perché venne colpita con furia bestiale da diverse persone (la banda mai scoperta): pugni, calci, martellate, forconate sul corpo minuto, appena 50 chili, botte talmente violente che le fecero saltare i denti. Un pestaggio per punizione, avvenuto nel Polesine. Poi la morte, sull’auto verso l'argine a Zocca di Ro, dove il corpo fu abbandonato, non prima di esser accostato ad un tronco e bruciato. Qui la trovarono per caso dei ragazzi, quello che restava del suo corpo: ora per renderle giustizia manca solo la Cassazione dove i difensori degli imputati hanno già annunciato di presentare ricorso contro le condanne.



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