Lo strazio di un genitore «Avevo un angelo in casa»
Un anno dopo una messa ricorda Francesca, morta in uno schianto sulla Rossonia Il padre si rivolge all’amico che guidava la moto: in questi casi va chiesto scusa
COMACCHIO . È un appello accorato alla prudenza sulle strade, ma è prima di tutto il grido disperato di un padre quello di Raffaele Farinelli, che esattamente un anno fa ha perso tragicamente la figlia Francesca, «il mio Angelo», di soli 24 anni, in un incidente stradale.
Per ricordare «la ragazza dal sorriso», così era stata chiamata durante le esequie funebri dal parroco, don Andrè Nayeton, questa sera, a partire dalle ore 19, nella chiesa di Porto Garibaldi sarà celebrata una messa di suffragio, per non dimenticare la giovane scomparsa nel giugno 2017.
«Cesca era veramente il nostro sole in tutte le cose, era la nostra colonna portante e le poche volte che ci lasciava soli in gelateria, ci telefonava ogni dieci minuti per sentire se avevamo bisogno, ma soprattutto chiedeva sempre come stavo io - ricorda papà Raffaele -, perché venivo da una dolorosa malattia. Ora, nella nostra casa, ma soprattutto nella nostra anima, regna la notte più buia. Avevo un angelo in casa...”.
Francesca Farinelli ha purtroppo perso la vita, a seguito di uno schianto, sulla moto guidata da un amico, mentre, la sera del 21 giugno dell’anno scorso stava rientrando nella gelateria di proprietà, in viale Leopardi al Lido degli Estensi, dopo una commissione che aveva dovuto effettuare a Comacchio.
«Era andata ad acquistare un timbro che le serviva per fare un’iniziativa in gelateria, perché ogni dieci timbri - prosegue Raffaele Farinelli - offriva un gelato in omaggio. Non riesco proprio ad accettare che per un buon gesto abbia perso la vita. Oltretutto quello era il suo primo giro in moto».
Lo strazio di un padre, che non si dà pace di fronte ad una verità così dura da accettare, fa a pugni con tutti quei sogni e quelle speranze di un avvenire cancellato in un istante sulla via Raimondo Felletti nel primo giorno d'estate di un anno fa.
«La mancanza di mia figlia mi ha tolto desideri e prospettive, anche quella di continuare a gestire la gelateria che, annientati dal dolore, abbiamo già ceduto. Non potrò portare all'altare mia figlia con l'abito bianco, perché l'ho dovuta accompagnare al cimitero in una bara bianca - si sfoga papà Raffaele - e non potrò aiutare a crescere i nipotini, perché lei non è riuscita a coronare i suoi sogni...».
Il dolore inestinguibile di un padre che vede una figlia morire tragicamente è anche un monito a chi circola sulle strade, affinché, sottolinea il padre di Francesca, «prestino sempre la massima attenzione e prudenza, perché è molto pericoloso, rispettate sempre il codice della strada e soprattutto i limiti di velocità, soprattutto quando trasportate passeggeri».
«Se nel mio caso questo fosse avvenuto - conclude Farinelli - oggi avrei ancora al mio fianco il mio angelo Cesca. Una persona educata quando è coinvolta in un incidente nel quale, con ragione o con torto, perde la vita una persona, dovrebbe sempre fare le scuse e stare vicino ai poveri genitori, fratelli e parenti superstiti che, da quell’evento, vengono travolti per tutta la vita».
Katia Romagnoli
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