Marattin capogruppo Pd alla commissione bilancio
Ferrara, per l'economista un ruolo "visibile". «Flat Tax e Fornero? Alla fine ci daranno ragione». E sulle elezioni comunali indica la via per non perdere: costruire un progetto alternativo a quello di Lodi e Fabbri
FERRARA. È stato nominato presidente del gruppo Pd nella commissione Bilancio della Camera. Il deputato ferrarese - eletto nel collegio di Reggio Emilia - Luigi Marattin incassa la fiducia del partito ed è pronto a una nuova sfide, questa volta da una posizione diversa ovvero dall’opposizione rispetto a allo studio di Palazzo Chigi. In commissione con lui, diventandone il capo, ci sono pezzi da novanta dalla passata legislatura dagli ex ministri Padoan, Boschi, Madia, oltre a De Micheli, Boccia, Navarra e Melilli.
Marattin, ora all’opposizione il lavoro sembra più facile?
Continueremo a portare avanti le nostre idee. È curioso notare come il nuovo ministro Tria si sforzi a ricordare alla maggioranza che non ci sono fondi per realizzare quanto hanno promesso in campagna elettorale: dalla flat tax, alla legge Fornero. I fatti alla fine ci daranno ragione».
Ha letto la lettere del sindaco al premier Conte sulla Carife?
Nonostante sia risaputo che tra me e il sindaco ci siano posizioni divergenti sulla vicenda Carife, penso che Tagliani abbia fatto bene a rimarcare a Conte che i soldi (100 milioni) del Fondo ce li ha messi il governo precedente con un provvedimento ad hoc e che il rimborso di tutti gli azionisti appare una cosa non realizzabile.
I suoi rapporti con il Pd ferrarese come sono?
«Nessun problema, come con il Pd di Reggio che mi ha sostenuto sul territorio nella campagna elettorale».
In prospettiva 2019, come vede la partita delle amministrative?
«La situazione non è facile anche alla luce dei risultati delle politiche. Occorre costruire una piattaforma politica con una proposta in grado di dare un’idea nuova della città con un progetto credibile su Ferrara in contrapposizione a quello di Naomo Lodi e Alan Fabbri e soprattutto non si deve cercare di fare un fronte comune a tutti i costi nello stile delle grandi ammucchiate. Quelle non mi sono mai piaciute.
Chi vede come candidato?
«Non si deve partire dalla persone, almeno dal mio punto di vista, ma dalla prospettiva politica che deve essere nuova e di conseguenza anche il candidato».
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