«Vivere nell’attesa fa male Speriamo di avere notizie»
L’ansia degli amici dello studente centese scomparso ormai da tre mesi Si aspetta l’esito delle analisi sul corpo recuperato nel fiume a Lubiana
CENTO. Alcuni parlano a mezza voce, altri preferiscono rimanere in silenzio e aspettare. Tutti però non vedono l’ora di sapere. Sapere se il corpo recuperato martedì pomeriggio nei pressi di Lubiana è davvero quello dell’amico Davide Maran, lo studente 26enne di Cento scomparso a fine marzo mentre si trovava nella capitale slovena per motivi di studio. Il ragazzo, che stava frequentando un master in fitochimica, è stato visto per l’ultima volta la mattina del 25 marzo (era domenica) dopodiché più niente.
«Stiamo aspettando che arrivino notizie, purtroppo per il momento non sappiamo niente di più di quanto non sappiano tutti, aspettiamo sviluppi», dicono alcuni amici che da ormai tre mesi vivono nell’attesa di conoscere le sorti dell’amico. Nelle ore immediatamente successive alla scomparsa alcuni degli amici più stretti erano partiti da Cento in direzione Lubiana e, una volta raggiunta la città, hanno distribuito volantini segnaletici. Gli avvistamenti, rivelatisi poi infondati, avevano fatto riaccendere una timida speranza a inizio aprile quando tutti si chiedevano cosa fosse successo. Poi le immagini di una videocamera di sorveglianza visionate dalla polizia impegnata nelle ricerche, hanno frenato (ma non annullato) le speranze. Nel video si vedrebbe un giovane, che potrebbe essere Maran, cadere nel fiume che taglia in due la città. La polizia non ha mai smesso di cercare il 26enne centese. In tutte queste settimane si è continuato a scandagliare il territorio, soprattutto le sponde del fiume, e martedì pomeriggio insieme ai vigili del fuoco, ai sommozzatori e a una squadra di pescatori è stato rinvenuto un corpo senza vita che si teme sia quello di Maran.
Impossibile dirlo ora, per questo è stata ordinata un’autopsia giudiziaria, per verificare anche se il corpo ha subito violenze, e un’analisi del Dna. «Vivere nell’attesa fa solo male, è come stare in un libo e la sofferenza aumenta. Speriamo che arrivino presto notizie».
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