Ospita anziani troppo gravi, diffidata casa famiglia
Ordinanza del Comune nei confronti di una struttura a gestione privata. Vacchi: «Garantiremo una collocazione a coloro che non potranno più stare lì»
MAIERO. Il proliferare delle case famiglia va di pari passo con l’aumento dei controlli sulla legalità e la qualità dei servizi offerti. L’occhio stavolta si è posato su una struttura di Maiero, aperta da non più di due o tre anni, gestita dalla ditta individuale Happy Family. Il Comune di Portomaggiore ha emesso un’ordinanza di diffida che obbliga i titolari a mettersi in regola. «Non è la prima volta che controlliamo quell’attività - premette l’assessore alle politiche sociali Alessandro Vacchi - su sollecitazione della commissione in cui gioca un ruolo fondamentale l’Asl. Rispetto alla prima ispezione, molte criticità sono state risolte, ne restano altre di tipo architettonico che conto siano sanate a breve».
Il punto tuttavia è un altro: il tipo di persone ospitate all’interno. «Strutture residenziali di quel tipo, con un massimo di sei ospiti, possono alloggiare anziani autosufficienti o di medio livello di non autosufficienza, comunque compatibile con la vita di comunità», sottolinea l’assessore. A Maiero, invece, è stata riscontrata un’inadeguatezza delle figure ospitate rispetto al livello erogabile dei servizi secondo la normativa, visto che tra gli anziani accolti risultano non autosufficienti di tipo acuto, o che manifestano gravi disturbi comportamentali, i quali necessitano quindi di un’assistenza infermieristica e medica di qualità certificata.
Ecco spiegate le ragioni della diffida inoltrata dal Comune: la casa famiglia ha trenta giorni di tempo per sistemare i piani assistenziali individuali e sessanta per ricalibrare la residenzialità offerta. «Il Comune - dice Vacchi - si attiverà per garantire la ricollocazione degli anziani che non potranno più essere ospitati lì. Per chiarezza, aggiungo che non si sono verificati maltrattamenti o atti gravi di quel tipo. La realtà è che i servizi per non autosufficienti spesso non sono presenti sul territorio o comunque lo sono in modo proporzionato al bisogno. Ci sono graduatorie lunghissime - osserva l’assessore - e molte persone si rivolgono a queste strutture, condotte da privati».
Come detto, sulle case famiglia da qualche tempo si è fatto più stringente il monitoraggio: tre sono state chiuse pochi mesi fa a Ospital Monacale e vale la pena riportare una dichiarazione del direttore generale dell’Asl Vagnini, «stiamo lottando per avere l’obbligo di accreditamento, forme rigide di controllo, presenza di personale qualificato. Non ci si può improvvisare, la legge lo deve impedire».
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