Il test del Dna conferma: è Davide
E' del giovane Maran il corpo ripescato nel fiume a Lubiana. Dall’autopsia sul 26enne nessuna traccia di violenza
CENTO. Purtroppo era la notizia che nessuno voleva ricevere, ma la fonte che ieri pomeriggio l’ha diramata (la polizia di Lubiana) e il tam-tam tra parenti stretti e amici non hanno, alla fine, lasciato speranze. È di Davide Maran, lo studente 26enne di Cento scomparso a marzo (era stato visto per l’ultima volta il 25 marzo all’uscita da un locale, il “Klub K4” nella capitale slovena) il corpo che era stato trovato il 19 giugno scorso nel fiume “Ljubljanica”, a Lubiana. Lo ha confermato ieri la polizia della capitale, precisando che l'autopsia disposta dal giudice non ha evidenziato tracce di violenza.
Quello che si sperava non accadesse, si è invece tragicamente materializzato. Gli inquirenti sloveni non hanno aggiunto altro, ma è quasi certo che la identificazione/riconoscimento di Davide Maran sia avvenuto nelle ultime ore grazie al test del Dna. E annunciato ad alcuni strettissimi parenti, primo fra tutti il padre che fin dalle primissime ore della scomparsa si era recato a Lubiana accompagnato da amici. L'identificazione è stata confermata ieri anche dall'Ambasciata italiana a Lubiana, Ambasciata che ha anche preannunciato per i prossimi giorni una comunicazione formale della polizia slovena.
Davide Maran si era trasferito a Lubiana ai primi di marzo per frequentare un corso in fitochimica all’università della capitale slovena. Aveva compiuto gli anni, 26, il 23 marzo scorso. E anche gli ultimissimi post sui social risalgono proprio al giorno del suo compleanno. Per Davide Maran non si trattava della prima volta all'estero; aveva difatti già viaggiato da solo e vissuto esperienze in altri Paesi. In Slovenia aveva voluto andare per motivi di studio.
Tutto sembrava filare serenamente, fino a quel drammatico 25 marzo. Quel giorno Davide era stato visto nelle prime ore del mattino a Lubiana. Precisamente in via Kersnikova. Indossava una giacca verde scuro, scarpe marroni e un berretto di lana nero. Poi la famiglia, non avendo più sue notizie, ha lanciato l'allarme: si è messa in contatto con la polizia slovena che, insieme a quella italiana, ha dato il via alle ricerche che subito si sono concentrate sul fiume che taglia in due Lubiana. L'immagine di Davide Maran in breve tempo era rimbalzata sulle bacheche di tutta Italia.
E gli amici, in quei giorni tra marzo e aprile, avevano caricato la macchina di volantini ed erano partiti da Cento alla volta di Lubiana, per tappezzare la città con le foto di Davide. Difficile, stando ai racconti di chi lo conosceva bene, pensare ad un allontanamento volontario. «Non lo avrebbe mai fatto. Era legato alla famiglia», dicevano gli amici. Dopo la scomparsa non erano mancati 'avvistamenti': tre le segnalazioni nel nord Italia, rimaste però senza riscontri. Poi un video che ha frenato ma non spento le speranze. Nelle immagini di una videocamera di sorveglianza, si vedeva un ragazzo scivolare nel fiume: poteva essere Davide. Fine delle segnalazioni. Le ricerche non sono mai state interrotte. Fino a ieri, quando il Dna, con tremenda precisione, ha confermato che era proprio lui.
La famiglia, fin da subito chiusa nel riserbo, non ha mai voluto parlare con altri che non fossero gli agenti impegnati nel caso.
Ora, l'epilogo drammatico, nel quale si informa che l'autopsia disposta dal giudice ha confermato che sul corpo di Davide non ci sono tracce di violenza.
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