Crac Costruttori: round in Cassazione per i risarcimenti
La Procura rinuncia, ricorrono Donigaglia e Ricci Maccarini: i due cercano un’assoluzione piena contro le cause civili
FERRARA. Il crac CoopCostruttori? E’ ormai come la omerica “tela di Penelope”: ad ogni passaggio giudiziario la vicenda processuale viene disfatta e ricomposta, perché dopo 15 anni tra indagini e processi, sentenze di condanne e poi di assoluzioni, non è ancora finita. Ci sarà, infatti, un altro e nuovo processo in Corte di Cassazione, ormai il quinto: Giovanni Donigaglia e Renzo Ricci Maccarini hanno infatti presentato ricorso contro le loro stesse assoluzioni chiedendo che venga cambiata la formulazione da «il fatto non costituisce reato» in «il fatto non sussiste». Un nuovo processo in cui, di fatto, l’accusa non avrà ruolo poiché la Procura generale di Bologna, per conto di tutti coloro che hanno rappresentato l’accusa negli anni, ha alzato definitivamente bandiera bianca, non presentando ricorso contro le assoluzioni.
Ma allora, se non è l’accusa a volere un nuovo processo, perché sono gli assolti Donigaglia e Ricci Maccarini a ricorrere? Non è un paradosso, la loro richiesta: tutto ruota attorno al fatto che le assoluzioni della Corte d’appello di Bologna nel gennaio scorso sono state decise perché non vi fu dolo ma colpa, con la formula «il fatto non costituisce reato», sancendo che penalmente non c’era volontà fraudolenta: nessun atto falso o falsificato nel fallimento della coop che lasciò un buco di 1 miliardo di euro e oltre 10mila creditori. La formula dell’assoluzione lascia però aperta - si faccia attenzione - la responsabilità civile, la possibilità che vengano richiesti risarcimenti in sede civile a Donigaglia, Ricci e agli altri manager della cooperativa.
I giudici della Corte hanno sì valutato la mancanza di volontà nel crac (nessuna bancarotta fraudolenta), ma hanno riconosciuto in modo netto la loro colpa (una sorta di bancarotta semplice). Ed è una frase della motivazione dei giudici che sintetizzare e mette a fuoco ciò che è successo alla coop di Argenta, ed è questa - ad oggi - la verità giudiziaria: «I responsabili della Coopcostruttori - scrivono i giudici d’appello motivando le assoluzioni - sapevano bene che la loro attività era in crisi strutturale e si svolgeva con perdite costanti, volevano fare qualcosa per resistere nella crisi, ma non hanno saputo/voluto attuare azioni congrue mediante decise e coraggiose ristrutturazioni aziendali, e così hanno colposamente trascinato nella rovina l’impresa ed i lavoratori che invece volevano salvare».
Nessun dolo, ma colpa. E questa colpa, dunque, potrebbe aprire lo scenario della richiesta di risarcimenti civili da parte degli ex soci - e dei loro legali - in quanto la CoopCostruttori ha bruciato nel crac i loro risparmi, investiti in prestito sociale (un libretto di risparmio) o Apc (azioni partecipazione cooperativa). E allora? Allora ecco i legali chiedere alla Corte di Cassazione che tutti vengano assolti con la formulazione del «fatto non sussiste» che chiuderebbe a chiunque, e per sempre, la strada di ipotetici risarcimenti.
Il problema sono anche i tempi tecnici del processo. Perché se è vero che i ricorsi in Cassazione sono già stati depositati, è anche vero che un’ultima tranche del processo è ancora in corso e riguarda uno degli imputati nel frattempo deceduto, la cui posizione era stata stralciata: la Corte d’appello di Bologna dovrà decidere il 10 ottobre prossimo sulla posizione di Beppino Verlicchi, uno dei vicepresidenti Costruttori, indicando la cancellazione dell’imputazione per «morte del reo».
Da qui, potrebbe iniziare (anche se lo stralcio potrebbe avere un percorso autonomo) il conteggio temporale per la fissazione del nuovo processo in Cassazione in cui si discuterà delle assoluzioni e non solo: viene richiesto anche un ricalcolo - ovvero riduzione - delle pene inflitte per l’unica condanna rimasta definitiva sulle responsabilità penali, per lo sperpero della società calcistica Spal, una bancarotta per dissipazione da 70 miliardi di lire (l’epoca del reato è prima dell’euro, oggi 38 milioni) per cui Giovanni Donigaglia è stato condannato a tre anni e tre mesi, Maccarini a 2 anni e 2 mesi, stessa pena inflitta ai componenti del collegio sindacale Sante Baldini e Mauro Angelini.
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