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Niente potature agli alberi Rischio crollo dei rami

Niente potature agli alberi Rischio crollo dei rami

Longastrino, un’imprenditrice agricola si rivolge a Provincia e Bonifica  Nel 2011 furono collocate numerose piante frangivento, ora senza manutenzione 

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LONGASTRINO. «A chi spetta la manutenzione dei frangivento nel Mezzano?». La domanda, nuda e creda, la pone Barbara Bersani, nota imprenditrice agricola di Longastrino. Domanda non tanto relativa ai rami e agli alberi caduti in mezzo ai pomodori ma legata ai pericoli che spesso vanno incontro i suoi operai quando lavorano negli appezzamento del sud-est del Mezzano.

«Si è rischiato nei giorni scorsi - dice la Bersani - quando un grosso ramo si è staccato ed è caduto davanti ai nostri operai. Con la Provincia che c’è e non c’è, allora ho scritto anche al Consorzio di Bonifica per sapere a chi spetta la manutenzione di questi benedetti frangivento: nessuno mi risponde. E allora, se capita qualche infortunio a qualcuno di noi che lavora nel Mezzano, cosa devo fare, devo assicurarli contro la caduta degli alberi e dei rami? Non credo che sia compito di noi agricoltori potare i frangivento anche perché non li abbiamo piantati noi».

Infatti, oltre a pioppi e olmi piantumati negli anni '50-'60 quando il Mezzano fu bonificato, nel maggio 2011 la Provincia di Ferrara, in sinergia con il Consorzio di Bonifica, piantumò 11 mila alberi di diverse specie in tutti i 18 mila ettari del Mezzano, spendendo 250mila euro. Si disse in conferenza stampa che fu «una scelta necessaria per la gestione idraulica e la salvaguardia ambientale». Un’operazione che dimezzò le zone di rispetto a ridosso dei canali lasciate incolte ma che raddoppiò le strisce dei frangivento.

Un’area, quella del Mezzano, che, come disse l’allora assessore provinciale all’ambiente Giorgio Bellini «è una Zona a protezione speciale (Zps) ed ha sempre avuto un aspetto un po’ piatto: ricreare le foreste serve anche per richiamare la fauna autoctona. Queste piante permetteranno di risparmiare 2.730 tonnellate di anidride carbonica in 50 anni, pari a quelle prodotte in 11 anni dall’illuminazione pubblica di un piccolo Comune come Masi Torello».

Come detto, una piantumazione che per il Consorzio di Bonifica garantisce la sicurezza idraulica in quanto «gli insediamenti - precisò il presidente del Consorzio Franco Dalle Vacche - su questi ettari, sono solo produttivi e non abitativi, ed è dunque particolarmente importante vigilare il territorio».

Dunque, nel 2011 Provincia e Consorzio spesero 250 mila euro e ora, a distanza di 7 anni, c’è un’imprenditrice agricola preoccupata per la vita dei propri dipendenti che chiede a chi spetta la manutenzione dei frangivento, nessuno risponde.(g.c.)

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