«La fusione con Mesola non si potrà mai fare»
A Goro prende vita il Comitato per il no al referendum consultivo sul comune unico: «I nostri padri hanno lottato per dividersi, noi faremo altrettanto per non unirci»
GORO. «La Sacca di Mesola non esisterà mai». Si costituisce ufficialmente oggi il Comitato per il no al referendum consultivo sulla fusione tra Mesola e Goro in programma per il mese di dicembre.
A guidare il movimento Fausto Gianella, pescatore ed ex consigliere che in pochi giorni ha raccolto un numero di adesioni tali da sentirsi sicuro nel lanciare la sfida: «Il no a Goro supererà l’80%. Se così non dovesse essere sono pronto a tacere su tutto il percorso che si andrà a fare per la fusione ma n caso contrario ci metteremo di traverso in tutti i modi». Come prevedibile la notizia ha scaldato non poco gli animi e vista la storia dei due Comuni, la cosa era anche abbastanza prevedibile.
Mesola è comune dal primo luglio 1828 e Goro era frazione. Nel 1962, con decreto del Presidente della Repubblica, Goro è stato istituito comune autonomo per volere dei cittadini. «Mio nonno era consigliere comunale e portò avanti la battaglia, così come faremo noi oggi – va avanti Gianella – Perché questa cosa non ha senso. I due Comuni sono troppo diversi, Goro e Gorino non possono fondersi con nessuno. A Mesola sono agricoltori, noi pescatori. Noi ci autotassiamo per rifare case e scuole e qui funziona perché siamo pochi e perché ci teniamo al nostro paese. Diventare più grandi significa solo perdere i privilegi per cui abbiamo lottato e lottiamo ogni giorno».
Insomma, la strada sembra in salita anche perché i consiglieri di minoranza, seppur molto più prudenti nei toni e nei modi prendono tempo per capire in che direzione andare: «Non posso e non voglio esprimermi adesso – dice Gino Soncini capogruppo di Futuro e Solidarietà – In primo luogo devo confrontarmi con i miei, quaindi capire bene cosa vogliono i cittadini di Goro. Intanto bene venga uno studio di fattibilità così da aiutare a capire cosa si va a fare ed in che termini. Si tratta di situazioni complesse, che richiedono prudenza in ogni senso».
Ennesimo scoglio per il sindaco Diego Viviani che ancora una volta dovrà gestire una situazione che si preannuncia tutt’altro che sepmlice. «Intanto iniziamo con l’approvare lo studio – invita il primo cittadino – quindi agiremo tenendo sempre presente la volontà di chi abita Goro e a Gorino. È vero che il referendum è consultivo ma resta il fatto che il parere dei cittadini è per noi fondamentale e non potrebbe essere altrimenti visto che siamo qui perché loro ci hanno scelti».
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