Rifugiati, più concorrenza e un centro in via Modena
In uno stabile appena costruito i 36 profughi usciti dall’ostello di corso Rossetti Cala il numero dei richiedenti asilo. Nuovi operatori nella gara bandita dell’Asp
La palazzina sembra fresca di muratura. Le chiavi, in effetti, sono state utilizzate per la prima volta l’1 giugno scorso per assegnare gli alloggi dell’immobile ai 36 rifugiati che hanno lasciato nelle scorse settimane l’ostello di corso Biagio Rossetti. «I vicini? All’inizio qualcuno si è allarmato ma abbiamo subito chiarito come sarà gestito il centro di accoglienza e quali sono le regole, c’è una sorveglianza – spiega Massimiliano Lombardo, presidente della cooperativa Ballarò, alla quale è stata affidata la struttura – È stato importante stabilire un contatto diretto con i residenti e sciogliere i dubbi».
Otto gli appartamenti dello stabile, interamente occupati dagli ospiti del centro che ha sede in via Modena, a poca strada dall’incrocio con via Eridano. Sei, precisa Lombardo, sono a disposizione dei 36 richiedenti asilo, che provengono da Bengala, Pakistan, Guinea, Nigeria e Senegal. Uno è attrezzato con una cucina comune e spazi ricreativi, l’ultimo è riservato al custode e ai mediatori.
I nuovi arrivi hanno fatto salire ad un centinaio il numero delle persone accolte in strutture di accoglienza che si affacciano su via Modena: a meno di un chilometro altri due alloggi ospitano una ventina di immigrati, sull’altro lato della strada nei pressi dell’incrocio semaforico sorge un condominio con appartamenti gestiti dalla coop Matteo 25, anche questi adibiti all’accoglienza dei rifugiati, mentre Villa Albertina fornisce assistenza e riparo a persone, italiane e straniere, in situazione di grave disagio. Il percorso che ha portato nelle scorse settimane al ricollocamento dei profughi dell’ostello non si è sviluppato all’interno di un quadro di emergenza, come è spesso avvenuto – invece – negli ultimi anni. La drastica riduzione degli arrivi seguita alla svolta operata dall’ex ministro Minniti nella conduzione delle politiche sull’immigrazione (in provincia il numero dei rifugiati dovrebbe essere sceso sotto i mille) ha garantito al sistema locale dell’accoglienza di riorganizzarsi grazie all’alleggerimento della pressione che aveva messo a dura prova strutture, organizzazione e istituzioni nei 2-3 anni precedenti. Anni in cui la prefettura ha dovuto lanciare appelli, spesso rimasti inascoltati o anche fieramente avversati dai residenti (come è avvenuto a Gorino nell’ottobre 2016), per trovare una sistemazione agli arrivi annunciati con solo 1 o 2 giorni di anticipo. I primi passi del nuovo governo, con Salvini alla guida del Viminale, suggeriscono che il flusso dovrebbe rallentare anche in futuro. Tra gli addetti ai lavori circola l’ipotesi che potrebbe essere ridimensionato o chiuso l’hub di Pontelagoscuro. Mentre nuovi operatori hanno deciso di partecipare ai bandi per la gestione dei servizi di accoglienza in provincia. Tra questi, la cooperativa “Un mondo di gioia”, di Padova (Monselice), al centro in questi giorni di un braccio di ferro per l’insediamento di un gruppo di profughi a Runco, nel portuense.
“Un mondo di gioia” si è qualificata seconda nell’ultima gara pubblica bandita dall’Asp. Il punteggio più alto è stato riconosciuto a un’Ati (Associazione temporanea di imprese) che ha tra i componenti “Amici della Caritas Ferrara-Comacchio” e la coop palermitana “Ballarò.
La coop Camelot, tra le più esposte nel ferrarese sul fronte dell’accoglienza, ha ottenuto il quarto punteggio assieme all’Ati con la quale si è presentata. La gara ha confermato il superamento di una prassi che in passato aveva premiato la società ferrarese, destinataria di affidamenti diretti che avevano innescato proteste politiche e segnalazioni all’Anac. Recentemente è stato annunciato un progetto di fusione che dovrebbe portare Camelot sotto l’ombrello della coop copparese Cidas. (gi. ca.)
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