Carife, tocca a Bankitalia e Consob
Ex ministro Saccomanni e dirigenti degli enti testi d’accusa, imputati e Azzerati chiedono conto del crac
Il processo è partito, le prime schermaglie tra le parti sono in corso (per accogliere o meno come danneggiati i 2500 ex azionisti azzerati), ma dalle carte depositate al tribunale di Ferrara già si preannuncia quello che avverrà in aula, un processo dentro al processo: quello che verrà riservato dalle difese e dalle parti civili a Banca Italia e Consob - enti costituiti parte civile - i cui funzionari sono chiamati come testimoni nella lista testi dell’accusa. Banca Italia e Consob, secondo procura e finanza, furono ingannati dagli ex amministratori di Carife, tanto da far scattare il reato di ostacolo alla vigilanza per gli stessi imputati del processo. Tesi però messa in discussione più volte e sarà questa l’occasione per chiarire i tanti dubbi sui ruoli dei due enti di controllo bancario e di borsa che avrebbero dovuto avere. Da sempre, sostengono gli ex amministratori Carife, oggi imputati del crac, e in parte per altre ragioni anche gli ex azionisti, oggi Azzerati, Banca Italia e Consob avrebbero avuto un ruolo quantomeno di corresponsabilità nel crac, anche se non penalmente, dal punto di vista sostanziale e morale. Per gli imputati e i difensori, perché fu Banca Italia a chiedere e ottenere l’aumento di capitale, a dare il via libera dopo decine di incontri e richieste, dunque avallando l’operato degli amministratori: anche se occorre ricordare che sotto accusa non è l’operazione in sé, ma come è stata condotta dagli attuali imputati.
Per quanto riguarda gli Azzerati, invece la colpa di Banca Italai e Consob sta nelle omissioni di controllo, per non aver controllato andamento e fasi dell’aumento di capitale, non essersi accorti di discrepanze e presunti falsi nel prospetto e soprattutto non aver mai comunicato tra loro scambiando dati, informazioni e condizioni necessarie al buon fine dell’aumento di capitale. Questo sulla carta, alla vigilia del processo che, come già riferito, entrerà nel vivo da settembre in poi: per tutta questa estate, saranno le questioni preliminari a tenere banco nella aula del Centro Quadrifoglio, sede prestata del processo. E allora, vediamo nel dettaglio chi verrà chiamato sul banco dei testimoni e che potrà subire il fuoco di fila delle difese dei 12 imputati e delle decine e decine di legali degli azzerati. Sono ben 4 i dirigenti e ispettori di Banca Italia chiamati al processo: primo tra tutti Fabrizio Saccomanni, ex diretto generale di Banca Italia, poi ministro del Governo Letta. Quindi dopo di lui funzionari e ispettori che radiografarono Carife e seguirono le fasi dell’aumento di capitale: Carlo Di Salvo, Stefano Mieli e Stefano De Fois. Assieme a loro in aula la dirigente Consob, Giuseppina Pantana che diede il via per la vendita azioni e che, solo dopo 5 anni, ascoltata da Finanza e Provincia ammise di non aver avuto comunicazioni sulle condizioni poste da Banca Italia che vennero falsificate (il famoso tier ratio che doveva essere dell’8%, ma a Consob nel prospetto Carife venne indicato al 7.90%. Tra i tanti testi d’accusa anche Antonio Blandini, commissario liquidatore Carife, gli ufficiali della Guardia di finanza che hanno seguito l’inchiesta, periti ed ex amministratori Carife (i consiglieri cda, Talmelli, Marchetti, Bondesani e Berti) E infine i consulenti sul piano industriale redatto che Carife taroccò nel prospetto per la vendita azioni: altri falsi, fatti in buona fede?
Daniele Predieri
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
