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Più posti che migranti: i gestori sono in difficoltà

Più posti che migranti: i gestori sono in difficoltà

Gli ospiti in provincia sono scesi sotto quota mille, “business” in crisi. Ora è in discussione anche l’hub di Pontelagoscuro

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FERRARA. Sui migranti stiamo passando da un paradosso all’altro. Fino a qualche mese fa si parlava di «emergenza accoglienza», nel senso che i posti letto per ospitare i richiedenti asilo scarseggiavano e ad ogni nuovo arrivo scattava la “lotteria” su quale comune dovesse farsi carico dell’ospitalità. «La situazione è oggettivamente cambiata sul nostro territorio - spiega ora l’assessore ai Servizi sociali del Comune di Ferrara, Chiara Sapigni - Il numero degli ospiti è drasticamente calato, per via del sostanziale azzeramento dei nuovi arrivi, e con l’ultimo bando dell’Asp ci troviamo ad avere, per la prima volta negli ultimi anni, una disponibilità di alloggi a disposizione eccedente rispetto alle richieste». E la nuova situazione sta cominciando a causare problemi ai gestori, per alcuni dei quali l’ospitalità al di sotto di certi numeri diventa un’operazione in perdita dal punto di vista finanziario.

I numeri sono la base di partenza di ogni ragionamento. A luglio 2017, ormai un anno fa, si raggiunse il picco dell’accoglienza, con 1.250 migranti ospitati nelle varie strutture della provincia. Ad oggi il numero esatto dei richiedenti asilo “ferraresi” è noto solo alla Prefettura, ma si sa che si è scesi di parecchio al di sotto delle mille unità (circa 970 persone, bisogna tener conto delle variazioni continue dovute ai cambi di condizione giuridica). Da febbraio-marzo il flusso dei migranti si è sostanzialmente arrestato, tranne qualche arrivo individuale o di piccoli gruppi familiari: in sostanza i tempi dei 12-15 migranti in blocco, inviati letteralmente dalla mattina alla sera da parte della Prefettura di Bologna, sembrano alle spalle, al netto di ritorni di fiamma di sbarchi. In questi mesi, dunque, è stato avviato un procedimento di ricollocazione di diverse decine di persone, che è stato accelerato dalla definizione del bando per l’accoglienza, per la prima volta vinto anche da un soggetto non ferrarese. Si è quindi incrementata l’offerta, anche con strutture nuove di zecca a questo tipo di utilizzo, come appunto quelle al centro dell’attenzione in questi giorni di via Modena, Runco e dell’Argentano, proprio mentre veniva progressivamente ridotta la domanda.

Questi trend intrecciati hanno portato diversi gestori a compiere delle riflessioni su quello che è stato chiamato “business dell’accoglienza”, almeno per quanto riguarda il livello locale. «Esemplifichiamo - spiega l’assessore - Se un appartamento organizzato per ospitare quattro persone, si vede ridurre a due, per un periodo di tempo significativo, le presenze, si viene a creare un problema di sostenibilità economica per il gestore». Non si parla, però, solo delle coop, delle onlus o dei singoli che hanno scelto di affittare abitazioni al programma di emergenza migranti. Conti di questo tipo si trova a farli la stessa Azienda servizi alla persona, la società pubblica che coordina l’accoglienza dei migranti. L’Asp gestisce direttamente una sola struttura, l’hub di Pontelagoscuro, che per un anno e mezzo è stato indispensabile per offrire una prima accoglienza ai migranti appena arrivati sul territorio provinciale, in attesa che si liberassero appartamenti. L’hub può ospitare fino a 65 persone, per parecchio tempo è stato al completo ma ora le presenze medie sono calate in maniera significativa, tanto che si parla di non più di 55 presenze. I costi fissi, costituiti dal personale di supporto ai migranti, dalla sicurezza e dalle utenze, sono rimasti però invariati, e questa situazione comincia a pesare sull’Asp. Aggiungiamoci pure il fatto che il servizio di ospitalità in prima emergenza sta venendo progressivamente meno, in presenza di un trend tendente a zero dei nuovi arrivi. Ecco perché si fa strada l’idea di chiudere l’hub, tenendo tra l’altro conto che la presenza dei richiedenti asilo in città è molto superiore alla quota minima richiesta, mentre, come noto, diversi comuni ferraresi continuano a rimanere ben al di sotto se non a zero.

Stefano Ciervo

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