Piccoli negozi decimati Più ambulanti e “catene”
Sono solo i punti vendita tradizionali le vittime di questi nove anni di crisi Giù articoli per la casa, librerie, carni e abbigliamento. Saldo totale positivo
La sequela di chiusure di piccoli negozi, anche storici, nel centro storico, sembra non arrestarsi mai, e l’eco è amplificato dalle reazioni sui social. L’ultimo caso è il panificio Dellepiane, a pochi giorni dalla vetrina come “re della ciupeta” sul palcoscenico bolognese di Fico (vedi articolo sotto), travolto da clic di solidarietà e indignazione anche da chi, magari, ha ammesso di non comprare pane in negozio da anni. La realtà dei fatti misurata con i dati conferma o meno la sensazione diffusa di una desertificazione in atto? Sì e no. La tabella della Camera di commercio riassume il confronto tra i negozi esistenti in città nel 2009 e quelli presenti al 31 marzo di quest’anno, distinguendo tra sedi, generalmente i piccoli esercizi di vicinato, e le unità locali con sede fuori provincia, cioè i franchising. La differenziazione serve a capire meglio cos’è successo in questi anni, quelli della crisi economica e della difficoltosa, parzialissima ripresa, il cui bilancio complessivo per quanto riguarda il commercio al dettaglio è addirittura in crescita a discapito, però, proprio dei piccoli negozianti. Se si considera che in quest’ultima categoria statistica vengono inseriti anche i punti vendita etnici, sicuramente in forte incremento soprattutto in centro, si possono individuare nei commercianti tradizionali.
Il saldo totale di questi nove anni, come detto, è di 24 punti vendita in più, dovuto però in gran parte al commercio ambulante (+40) e da parte di dimostratori o distributori automatici (+54), con contributi rilevanti anche da parte di rivendite di pane e dolciumi (+18), market (+15) e bevande (+14). A picco invece articoli per la casa come ferramenta, mobili, elettrodomestici (-50); librerie, edicole e negozi di dischi (-48), carni (-20), abbigliamento (-18) e fioristi (-13).
Se però s’indaga sulla tipologia dei negozi, si scopre che i negozi-sede sono diminuiti in termini assoluti, di 11 unità, con alcuni raffronti particolarmente significativi. Tutti i negozi di carne “caduti” sono sedi, come pure la stragrande maggioranza di ferramenta, edicole-librerie e soprattutto calzature e articoli in pelle: di questa tipologia, addirittura, si registra un -14 tra i negozi-sede e un +7 nelle catene.
Ad oggi, dunque, la rete commerciale della città è formata da 2.059 punti vendita, con le unità locali che hanno ormai superato il 34% del totale; tra di loro più della metà hanno appunto sede fuori provincia, con un incremento in questi nove anni di 62 unità. I negozi tradizionali, compresi quelli etnici, sono 1.342: ogni saracinesca abbassata per sempre, si può ormai dire, fa diminuire quest’ultimo numero. (s.c.)
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