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«Sanità, tempi di attesa lunghi e anche pericolosi»

«Sanità, tempi di attesa lunghi e anche pericolosi»

Ferrara, la denuncia del Centro tutela del malato: i dati “reali” non vengono forniti. In Pronto soccorso i pazienti si aggravano. Pochi risarcimenti agli emotrasfusi

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FERRARA. Un’ottantina di segnalazioni di ritardi, disservizi e difficoltà di rapporti con gli uffici, sono sufficienti a mettere il dito sulla piaga dei principali problemi della sanità. Il Centro per la tutela dei diritti del malato, un’organizzazione di volontariato che dal 1984 raccoglie le segnalazioni dei cittadini alle prese con il servizio sanitario pubblico.

Il netto calo dei casi affrontati rispetto al picco del 2000, quando furono 679, si spiega anche con la separazione con il Tribunale dei diritti del malato di Cittadinanzattiva, ma rappresentano comunque un bacino significativo di criticità, quasi equamente suddivise tra Sant’Anna (27 segnalazioni) e Asl (22), alle quale se ne aggiungono 32 per istituzioni di altro genere. Da sottolineare anzitutto l’esito delle pratiche: in ospedale 10 sono giudicate «non soddisfacenti», con le 13 «soddisfacenti», mentre all’Asl le conclusioni positive (secondo gli utenti) sono più alte, 15 contro 5.

I rilievi che il Ctdm, attraverso la presidente Micaela Felloni, trae dall’analisi delle segnalazioni, sono racchiusi in otto categorie. La prima e più pesante è relativa ai tempi di attesa per visite ed esami, «che continuano ad essere lunghi, le aziende - si legge nel rapporto - non forniscono informazioni sui tempi reali di attesa fornendo solo dati sui tempi minimi che spesso corrispondono a “rinunce di visite”.

Al Pronto soccorso, poi, il tempo di attesa «già di per se lungo, diventa a volte pericoloso per alcuni pazienti che si aggravano in breve tempo e che passano dal colore verde al colore rosso di urgenza; la nostra annuale richiesta di poter contare su giri frequenti di infermieri tra i pazienti per accertare le loro condizioni esatte e dare qualche forma di aiuto non risulta sia stata accolta». Altra questione spinosa, la partecipazione richiesta ai familiari di malati cronici e disabili gravi: in riferimento alla legge 328/200 «molti Difensori civici si erano espressi contro il comportamento dei Comuni», che però continuano nelle richieste e la Regione non interviene. Altre criticità riguardano i fogli del consenso informato, che non vengono consegnati ai pazienti; cartelle cliniche «spesso illeggibili e incomplete», autopsie eseguite senza informare i familiari; no alla libera scelta del medico curante per le persone malate di mente.

Per il Ctdm, poi, spesso i pazienti «non sanno di poter chiedere con un’istanza per prestazioni in regime di attività libero-professionale, visite od esami che sforano i 30 e 60 giorni, né di poter ricorrere alla Commissione mista conciliativa in caso di controversie.

Gli emotrasfusi danneggiati dall’intervento, infine: 191 le pratiche trattate nel 2017, di cui solo 25 transate e 18 chiuse per altri motivi.
 

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