Voci dal “popolo” Pd: giusto chiudere i nostri porti
La questione è più spinosa di un ammasso di rovi: la chiusura dei porti decisa dal Governo su fortissima sollecitazione del vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, nei confronti delle...
La questione è più spinosa di un ammasso di rovi: la chiusura dei porti decisa dal Governo su fortissima sollecitazione del vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, nei confronti delle imbarcazioni dei migranti, in particolare a quelle delle Ong (le Organizzazioni Non Governative). «Stop all’attracco di navi spesso cariche di clandestini e dedite al traffico degli esseri umani», ecco il “Salvini-pensiero”. Ti guardi intorno. Sembra trascorsa un’era glaciale dalle affollate assemblee del Pd prima fase Renzi. Te ne rendi conto subito arrivando al bar “Putinati”, al 220 di via Bologna, ritrovo storico della Sinistra ferrarese. Il bar, oggi gestito da un imprenditore cinese, non è un bar punto e basta, come tanti. Nell’ampia sala al piano di sopra c’è la sede del circolo del Pd intitolato ad Avellino Lambertini, storico assessore comunale ai lavori pubblici del Pci negli anni '70 nonché personaggio amatissimo in questo quartiere. La porta del circolo “Lambertini”, al civico 218, è chiusa a chiave. Torniamo sul davanti, tra i frequentatori del bar. E sono proprio loro, praticamente il 100% degli intervistati (una quarantina di persone), a dirsi d’accordo col titolare del Viminale. L’ideologia? Non c’entra più. «Chieda, chieda pure - ci sussurra all’orecchio un antico militante della Sinistra - tanto vedrà che tutti sono d’accordo con Salvini!». Ha ragione, il militante. Perché appena si estraggono penna e taccuino, il ritornello diventa un coro: «I porti chiusi? Giusto, giustissimo. Dovevano farlo prima!». Chi siede ai tavolini del locale, tra una partita a carte, quattro chiacchiere ed una sigaretta, dunque, la pensa così. E dire che definire questo luogo una roccaforte Pd, fino a 2/3 anni fa, poteva apparire addirittura riduttivo. Uno solo tra i presenti accetta di svelare nome e cognome: è Gianni Grata. «Scriva pure come mi chiamo - ci dice - , il problema parte da lontano ma un segnale forte andava dato. L’Italia è uno dei Paesi fondatori di questa Europa? Dov’è la solidarietà di Francia, Germania e via elencando in termini di accoglienza?». «Certo, umanamente stiamo parlando di una tragedia immane - s’inserisce uno dei presenti - , ma è anche vero che l’Italia non può continuare ad accogliere all’infinito. Dove andremo a finire?».
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