Doveva uccidere per soldi, il processo riapre il caso
Va a giudizio l’uomo pagato per assassinare Lucia Panigalli, delitto mai tentato. Era il compagno di cella di Mauro Fabbri, che ordinò la morte della ex ma è stato assolto
BONDENO. Lui, Mauro Fabbri, è stato assolto: lui, l’uomo che un tempo la amava, che prima tentò di ucciderla, nel 2010, e una volta processato e condannato, dal carcere ordinò a un compagno di cella di tentare di ucciderla di nuovo. Fabbri venne assolto per aver progettato di uccidere Lucia Panigalli, perché i giudici ritennero che non poteva essere provato il tentativo in mancanza di qualsiasi atto esecutivo. O, come diceva la vittima, arrabbiata dopo quella sentenza: «È stato assolto perché non c’è stato il morto, questa è la verità, la morta, io, ora avvilita e sconvolta».
Questo il vecchio processo, del dicembre scorso, che potrebbe esser ribaltato nel nuovo processo, deciso ieri per il 21 novembre prossimo contro il “presunto” killer, il bulgaro Dobrev Radev, processato solo ora perché non ancora estradato dal Paese natale. Dobrev era il compagno di cella al quale Fabbri pagò 25mila euro per uccidere la donna, e gli consegnò anche un’auto e un trattore a chiusura del pagamento per il “lavoro da fare”, assieme al figlio Stanev, poi assolto anche lui. Ieri il gup Carlo Negri lo ha rinviato a giudizio per il 21 novembre prossimo e davanti ai giudici del tribunale, spiegano i legali di parte civile, Eugenio Gallerani e Giacomo Forlani che assistono Lucia Panigalli, si potrà chiarire l’intera vicenda.
Si potranno ascoltare le intercettazioni agghiaccianti con le parole di Fabbri, che contratta con il compagno come, dove e quando uccidere la donna. E il 2016, quando i carabinieri scoprono che Fabbri, dal carcere, aveva progettato di farla ammazzare, commissionando l’omicidio a Dobrev. Fu lui stesso a dirl,o prima al magistrato di sorveglianza e poi agli inquirenti. Dalle successive indagini emerse la determinazione di Fabbri a uccidere la Panigalli: «Spero che lo facciano proprio bene, che non si trovi mai più», commentava Fabbri in modo inequivoco.
Il corpo di Lucia sarebbe dovuto sparire, nascosto in un bagagliaio di un’auto caricata su un camion diretto all’estero. Anzi, meglio simulare una rapina, caso più frequente e meno intrigante di una scomparsa misteriosa, per non attirare troppo l’attenzione di stampa e tv. E se poi ci fossero andati di mezzo anche il figlio e i nipoti della donna, tanto meglio, la vendetta sarebbe stata più completa. Un quadro agghiacciante, che non lascia dubbi sulla «indiscussa pericolosità sociale» di Fabbri.
Mentre Lucia Panigalli ha la colpa di esserne stata la compagna e di esser sopravvissuta alla brutalità con cui nel 2010 la accoltellò davanti casa: allora come oggi, dice di essere miracolata: «Ho paura ma sono viva, e ho intenzione di restarci. Finché non avrò ottenuto giustizia». (d. p.)
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