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«Sulla fusione non si scherza»

Di Annarita Bova
«Sulla fusione non si scherza»

Goro, il consiglio approva lo studio di fattibilità e il sindaco invita alla prudenza

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GORO. Il consiglio di Goro ha votato sì all’unanimità: lo studio di fattibilità come primo passo verso la possibile fusione con il Comune di Mesola è stato approvato. E mentre sul porto gli animi si scaldano, il sindaco Diego Viviani questa volta alza la voce: «Finché si scherza e si vuole seminare zizzania senza che però la cosa abbia conseguenze, mi sta anche bene. Questa volta però la situazione è più seria di quanto possa sembrare e come sindaco ho il dovere di difendere i cittadini anche da loro stessi se necessario».

Viviani nella fusione ci crede, o meglio «per come si sono evolute le cose, per le linee dettate dalla Regione e dallo Stato non possiamo fare sempre i bastian contrario - fa presente Viviani - In questo momento io ho il dovere di permettere a questo Comune di crescere, poi certamente la parola spetta ai cittadini ma prima però dovranno ascoltare e capire bene». Cosa? Perché il consiglio questa volta è rimasto unito? «Le amministrazioni locali, e Goro per prima, non hanno soldi, soprattutto per i servizi. Ci dicono che l’asilo nido è caro, che il trasporto costa ma noi abbiamo le mani legate. Con la fusione avremmo a disposizione 20 milioni di euro per dieci anni, in pratica quasi 2 milioni di euro in più all’anno e sono soldi che arriverebbero dalla Regione e dallo Stato per favorire la riduzione della spesa pubblica. Li vogliamo sì o no? Perché se la riposta è no mi dovranno spiegare come può un Comune come il nostro andare avanti». E quindi la provocazione, «i cittadini, autotassandosi, possono arrivare ad una cifra simile? E quale sarebbe poi il vero problema nell’unirsi a Mesola?».

A votare sì anche la minoranza. «In un primo momento avevamo deciso di astenerci - spiega Gino Soncini - poi però il nostro non voto avrebbe bloccato tutto l’iter e dopo una breve consultazione abbiamo deciso di andare avanti. Al momento non siamo per sì o per il no, vogliamo capire tutta una serie di cose, approfondire la questione finanziamenti anche perché gli altri Comuni hanno avuto diversi mesi per prepararsi mentre per noi i tempi sono davvero stretti».

Ma perché la piazza non è d’accordo? «Perché è facile scaldare gli animi, più difficile è dire la verità - conclude Viviani - E la verità è che dobbiamo andare avanti, che non possiamo chiudere le porte senza nemmeno valutare e capire. Questa volta più di molte altre».

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