Nuovo quartiere nell’area fantasma dell’ex distilleria Pronto il piano
In via Turchi si produceva l’alcol di qualità per il Martini Dopo undici anni i progetti: prima la rotatoria, poi gli edifici
Vent’anni fa c’erano ancora 55 dipendenti impegnati nella produzione di alcol di qualità finissima, quello che finiva in liquori come il Martini, ricavato dalla melassa di scarto degli zuccherifici. Oggi nell’enorme area a cavallo tra via Turchi e via del Lavoro si muovono solo cornacchie e piccioni. Nemmeno i disperati senza casa stazionano più tra capannoni diroccata e cisterne sfondate: i lavori di bonifica dalle parti in ferro e in amianto dell’ex fabbrica, conclusi qualche mese fa, hanno spinto gli sbandati verso l’ex Cerestar, lì a fianco. Ci sono però concreti segnali della volontà dei proprietari dell’area di rilanciare il progetto di riqualificazione, che nella sua versione 2013 prevedeva 570 nuovi alloggi, con un Piano convenzionato da presentare entro luglio.
Un po’di storia
La distilleria da sempre legata al mondo saccarifero, già del gruppo Eridania, era il gioiellino dell’area industriale: grandi spazi con consistenti inclusioni di verde, palazzine con mattoni a vista per i dirigenti e dipendenti subito fuori dalle mura, ambiente di lavoro quasi “familiare”. I primi venti di crisi soffiarono nel 2005, quando i nuovi proprietari di Italia Zuccheri si dissero non interessati a proseguire l’attività. Dopo mesi d’incertezze arrivò il salvataggio da parte della coop vinicola Caviro, con il marchio Alcoplus, che portò il primo dimagrimento dell’organico e la conversione sull’alcol da impiegare come bio-carburante. Con la fine degli eco-incentivi si arenò anche questo tentativo e subentrò la finanziaria Sacofin, alla quale facevano gola i 15 ettari contigui a quelli della maxi-lottizzazione di via del Lavoro.
stallo finito
Nessuno però faceva i conti con lo stallo edilizio che ha paralizzato ogni progetto negli ultimi dieci anni. L’ultima proroga ottenuta dalla società che ha ereditato i 18 ettari dell’ex fabbrica, Real Estate Ferrara, il cui socio forte è Seci, la holding di famiglia del gruppo bolognese Maccaferri, dava la possibilità di presentare il Piano particolareggiato nell’ambito del primo Poc entro aprile 2019, e quella resta la deadline.
Che qualcosa si stia muovendo se ne sono accorti anzitutto i consiglieri comunali che lunedì scorso hanno approvato l’accordo per gli espropri necessari alla costruzione della nuova rotatoria tra via Eridano e via Modena, a qualche centinaia di metri dall’ex fabbrica, pagata proprio da Res come “obolo” pubblico per la realizzazione dell’intervento edilizio.
Rotatoria, ponte e case
«Ci hanno versato 800mila euro di fidejussione per la rotatoria – spiega l’assessore Roberta Fusari – I nostri uffici stanno predisponendo il progetto esecutivo e presto partiranno i lavori». I proprietari si erano anche impegnati a costruire un ponte carrabile tra l’ex distilleria e via del Lavoro, visto che oggi il canale Burana è attraversabile solo dal ponte ferroviario di servizio della tratta petrolchimico-stazione. Il piatto forte del progetto è però la riqualificazione dell’ex fabbrica, «ci sono vincoli sulla torre circolare e gli edifici a fianco dell’ingresso, sul resto si può fare tutto: case, ma anche studentati, attività d’impresa o anche scuole» dice Fusari.
purché si faccia
I residenti, quasi tutti ex dipendenti, sperano che qualcosa si muova, «là dentro c’è di tutto, la riqualificazione serve». In realtà i raid ladreschi per portare via cavi in rame, lastre d’acciaio e altro materiale si sono molto diradati dal 2016, quando è partita la bonifica. I varchi nel muro di cinta, però, restano ancora praticabili. –
Stefano Ciervo
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