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Pizzarotti e i suoi sindaci: «Siamo per accoglienza Europa e competenze»

Stefano Ciervo
Pizzarotti e i suoi sindaci: «Siamo per accoglienza Europa e competenze»

L’intervista a Federico Pizzarotti, sindaco di Parma, espulso dal M5s e fondatore di "Italia in Comune", il partito dei sindaci che si presenterà alle elezioni nazionali, regionali e locali. Il leader vuole “superare” il Partito Democratico: guarda a Varufakis e Ada Colau, e prepara le liste per città e Regione

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FERRARA. Federico Pizzarotti, sindaco di Parma al secondo mandato con una lista civica, espulso dal M5s, ha fondato Italia in Comune, il partito dei sindaci che si presenterà alle elezioni nazionali, regionali e locali. Ieri alla Camera di commercio la prima uscita ufficiale con adesione della civica Ferrara concreta.

Pizzarotti, perché avete scelto Ferrara?

Ci presenteremo in ogni capoluogo di provincia emiliano. Ferrara è stata scelta perché va ad elezioni l’anno prossimo, con Cesena e Reggio, e per via del lavoro svolto assieme a Fabrizio Toselli e Marco Fabbri, sindaci di Cento e Comacchio, con i quali già dall’anno scorso ragioniamo di questo progetto. In autunno terremo le assemblee regionale e nazionale.

Quindi avrete un candidato sia a Ferrara che in Regione?

Ci saremo in entrambe le elezioni, bisogna capire come. Non vogliamo essere la stampella di nessuno, abbiamo un’identità e quindi possiamo dialogare: se non c’è comunanza di programmi andiamo da soli. Al centro mettiamo l’autonomia territoriale, quindi toccherà agli amici della sezione appena aperta a Ferrara scegliere con quali forze presentarsi.

La vostra identità si contrappone a quella di Lega e M5s?

Tra i nostri capisaldi ci sono europeismo e accoglienza, e certo non facciamo come il M5s, che è altalenante a seconda dei sondaggi. Quando si hanno idee forti, non bisogna aver paura di dichiararle anche in momenti difficili come questo. M5s peraltro non si allea con nessuno, di solito. La Lega? Sull’integrazione siamo lontani.

Il nodo è quindi il rapporto con il Pd, del quale occupate lo stesso spazio politico. Lei ha parlato di “superamento” del Pd, il segretario dem, Luigi Vitellio, è perplesso sul vostro guardare in Europa alla lista di Varufakis, l’ex ministro greco della ribellione all’Ue.

Il progetto di Varufakis, al quale aderisce anche la barcellonese Ada Colau, ci sembra interessante perché transeuropeo. Ci ragioneremo. Il concetto di Pd va proprio superato, si è visto a Imola cosa comporti la formula di “aprirsi alle forze civiche”. Partire dai nomi significa perdere, contano i contenuti.

Elenchiamo qualche altro vostro punto fermo, allora.

Il concetto di competenze, negli amministratori ma anche nella società civile. Il “candido chi viene” del M5s non dà buoni risultati. Le persone devono essere al centro, e per loro le cose più importanti sono lavoro e casa. Giusto l’altro giorno un esponente governativo peruviano mi chiedeva qual è il nostro piano casa: ebbene, non ce l’abbiamo a livello nazionale.

Cosa ne pensa delle primarie?

Sono state un favoloso strumento di partecipazione dal basso, poi sono diventate l’alibi per evitare di scegliere. Chi perde esce e poi rema contro, ne ho avuto un’esperienza a Parma.

Giudizi sul governatore Bonaccini, già ricandidato, e sul sindaco Tagliani?

Su Tagliani non ho elementi. Per Bonaccini parlano i risultati raggiunti in regione, che sono buoni. Ma in certi momenti storici non bastano i risultati. —

Stefano Ciervo

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