Un gioco di gruppo per poter comprendere la vita di un migrante
Può esistere qualcosa di migliore di un gioco, per spiegare cosa significa essere un migrante? Secondo la cooperativa sociale Camelot, la risposta è no. Così, con una valigia piena di entusiasmo, la...
Può esistere qualcosa di migliore di un gioco, per spiegare cosa significa essere un migrante? Secondo la cooperativa sociale Camelot, la risposta è no. Così, con una valigia piena di entusiasmo, la stessa cooperativa ha partecipato ad un bando europeo sostenuto dal programma “Erasmus +” (quello che maggiormente si occupa di diffusione della cultura) voluto dalla stessa Commissione Europea. “Into the footsteps of a migrant”, che tradotto dall’inglese significa “Nei panni di un migrante” è il nome, già di per sé evocativo, di questo gioco, un vero e proprio kit che, come hanno spiegato Anna Lugaresi e Stefania Andreotti (rispettivamente referente del progetto per Camelot e addetta stampa della cooperativa sociale), intende costruire un percorso educativo partendo, appunto, da un gioco (i cui termini si stanno definendo), un gioco che porrà colui che lo praticherà nei panni di un migrante in fuga dal proprio Paese. Quello in corso a Ferrara è il terzo degli incontri previsti dal progetto con lo scopo di definire quali saranno i personaggi del gioco stesso che un migrante può incontrare nel proprio percorso. Personaggi che, ad esempio, possono essere funzionari pubblici, forze dell’ordine, operatori legali, operatori sociali ed altri ancora individuabili. Resta da definire, come le due responsabili hanno confermato, come nel concreto si svolgerà questo gioco, con quali regole. La migrazione, ed in particolare la situazione dei rifugiati, è un tema scottante nei dibattiti pubblici in tutta Europa. —
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