Spiagge libere rimaste senza bagnini
Il fondo domenicale del direttore della Nuova Ferrara sulla stagione balneare ai Lidi e la sicurezza dei bagnanti
Comacchio, città che vive di turismo, ha riservato un tratto di arenile ai cani, introducendo anche la possibilità di un tuffo rinfrescante – massimo dieci minuti. Comacchio, che di turismo vive, non ha organizzato il servizio di salvataggio per le spiagge pubbliche. Neppure quest’anno.
L’ordinanza regionale che regola la balneazione è in linea con il buon senso, stabilisce che la cura del litorale pubblico sia competenza specifica dell’amministrazione comunale. Che deve occuparsi anche della sicurezza in acqua, in Romagna con almeno un bagnino ogni centocinquanta metri e a Comacchio ogni duecento. Esistono deroghe, vero. C’è la possibilità che un Comune escluda dal piano della sicurezza determinate spiagge libere, ma la norma la indica come eventualità residuale, evidentemente riservata a località che non sono agevoli né frequentate; non può essere un salvacondotto generale. Che nessuna spiaggia pubblica dei nostri Lidi abbia il servizio di salvataggio, è una pericolosa forzatura. Non possiamo accontentarci di cartelli che in quattro lingue ci spiegano che il bagno è a nostro rischio e pericolo.
Capisco che la spiaggia a sud di Spina, verso il Reno, e quella tra Lido Volano e Nazioni siano di difficile gestione, capisco le spiagge private dei lidi Nord dove comunque alcune soluzioni sono state trovate, non dico alla foce del Logonovo dove la balneazione è comunque vietata. Ma almeno nelle limitate spiagge libere di Estensi e Spina, sì: lì i bagnini dovrebbero esserci. Come davanti all’arenile pubblico di Porto Garibaldi, vicino alla zona riservata ai cani, dove anche in quest’inizio d’estate è già annegato un turista.
C’è bisogno di un investimento in sicurezza. Può tradursi anche in un ottimo spot.
Buona domenica.
Luca Traini
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