Il “decano” di Pontida: fischiato Berlusconi
Il blu dominante della Pontida 2018 non ha abbagliato i leghisti “storici” ferraresi, che anche ieri si sono dati appuntamento sul pratone lombardo. Non propriamente un’invasione, da parte del...
Il blu dominante della Pontida 2018 non ha abbagliato i leghisti “storici” ferraresi, che anche ieri si sono dati appuntamento sul pratone lombardo. Non propriamente un’invasione, da parte del Carroccio estense pure galvanizzato dai risultati elettorali e dalla prospettiva di giocarsi l’anno prossimo una chance rilevante alle amministrative: dal Ferrarese è partito un pullman con 53 militanti, più qualche auto per un totale di un’ottantina di partecipanti. Il decano è Giovanni Cavicchi, alla 25esima partecipazione a Pontida, «me ne sarà perse una o due dai primi anni Novanta. Quest’anno è cambiato tutto? È vero, quasi tutto era colorato di blu e c’erano pure le delegazioni calabresi e del Sud, questa volta di coretti non ne ho sentiti. Però di bandiere della Padania, della Liga Veneta e della Lega Lombarda, ce n’erano ancora, e il verde non è sparito. Gli alleati di centro destra? Mah, ho sentito dei fischi quando il governatore del Molise ha nominato Berlusconi». A Emanuele Cestari, deputato centese («il sindaco Bergamini è rimasto in città, c’era il Palio»), è parsa «la solita Pontida. Siamo più concentrati sul governo, è vero: in Commissione Bilancio stiamo studiando se inserire i rimborsi per gli azionisti azzerati nel decreto Milleproroghe o nella legge di Stabilità».
Alan Fabbri, capogruppo regionale, che pure partito in anticipo, fissa due elementi della Pontida 2018: «Abbiamo toccato con mano che fare la Lega nazionale non significa abbandonare i temi del federalismo: presto anche l’Emilia, con Lombardia e Veneto, concluderà il percorso sulla parziale autonomia. Ho visto poi l’enorme attaccamento a Salvini, più che alla Lega in se, da parte dei militanti: c’è chi lo critica per essere rimasto così legato al partito, da ministro, ma la gente glielo riconosce». —
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