Impegniamoci seriamente a restituire il liceo classico ai nostri figli
Più che condivisibili i motivi per cui la generazione settantottina, di cui Diego Marani si fa portavoce, ha deciso di rivendicare in modo goliardico, una scuola, ovvero un liceo classico, “mutilato”....
Più che condivisibili i motivi per cui la generazione settantottina, di cui Diego Marani si fa portavoce, ha deciso di rivendicare in modo goliardico, una scuola, ovvero un liceo classico, “mutilato”.
Mi permetto però di aggiungere, a mo’ di chiosa, un piccolo quadretto. La seconda volta in cui, dopo il 1978, uscì Aristotele alla maturità era il 2012 e, mentre gli studenti dell’Ariosto facevano l’esame, intorno a loro si stagliava una città ferita da un terremoto avvenuto appena un mese prima: erano gli anni della crisi economica più pesante dal 1929 e a Palazzo Chigi sedeva Mario Monti, a proposito di austerity.
Ora questi ragazzi stanno finendo gli studi e non trovano certo l’Italia della “Milano da bere” e le sue opportunità. In città ormai la classe dirigente di nuova generazione tende ad uscire dal liceo scientifico che negli anni ha mantenuto una facies più conservativa: questo non significa certo avere una classe dirigente meno preparata o più ignorante, ma mostra il fallimento di un liceo nato, come è stato ricordato, per diventare la fucina della classe dirigente del Paese.
Il classico tradizionale a Ferrara conta ormai solo due sezioni: è un caso più unico che raro sul territorio nazionale e deve allarmare se si considera quello che, dati alla mano, affermava il prof. Federico Condello su la Repubblica un mese fa, ovvero che il classico è al giorno d’oggi il tipo di scuola che più si presta a fare da ascensore sociale. Ora è bloccato.
Dico questo non per voler scatenare un’inutile lotta fra le generazioni, ma per far riflettere sul fatto che la miseria di possibile già denunciata da Marani è inesorabilmente progredita e, con lei, anche il liceo classico non è più ciò che era nel ’78.
Il mio condividere il suo punto di vista non è però scevro della consapevolezza che, in tutto questo, anche la generazione settantottina, e le successive, hanno una grossa responsabilità: il problema è infatti quello di aver continuato sempre a protestare, forse sulle orme dei fratelli maggiori, senza essersi accorti che, già da tempo, è ormai giunto per loro il momento di mettersi concretamente a costruire qualcosa di nuovo, riparando anche gli errori dei fratelli maggiori.
Sono vostri i figli che non vanno più al classico, ma che su vostro suggerimento scelgono un liceo scientifico evitando anche l’“inutile” scoglio del latino.
Ben vengano le goliardate autoironiche, se fanno riflettere, ma è anche bene ricordare che tutti coloro che, come me, hanno pensato che fra Omero e Virgilio ci fosse lo spazio per dare senso ad un’esistenza si trovano sempre più incompresi e in silenzio difendono una scuola fondata anche su princìpi quali la comprensione dell’“altro”, vera humus sulla quale è fondata la nostra Europa.
Il liceo classico tradito non tornerà, quasi inutile rivendicarlo ora, possiamo però impegnarci per poterlo un giorno restituire ai nostri figli. —
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google