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Cattivi odori, denunciata un’azienda

Stefano Ciervo
Cattivi odori, denunciata un’azienda

Scoperti da Arpae serbatoi con materia organico e liquidi in decomposizione: segnalazione in Procura e bonifica forzata 

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È finita con una segnalazione in Procura e precise prescrizioni per rimuovere i rifiuti industriali lasciati a fermentare all’aperto, la caccia ai responsabili dei miasmi che per qualche settimana hanno infastidito gli abitanti della zona nord ovest della città.

guidati dalle segnalazioni

I cattivi odori tra Porotto, Casaglia e la zona Gad si annusavano da settimane, ma le segnalazioni giunte negli ultimi giorni all’Arpae hanno guidato i sopralluoghi nell’area delimitata tra via Trenti e via Arginone. Gli operatori dell’agenzia ambientale si sono concentrati in particolare sulle realtà produttiva della zona e, il 26 giugno, hanno individuato il sito ritenuto responsabile del fenomeno. Si tratta «di un sito industriale dismesso, all’interno del quale - informa il direttore dell’Agenzia, Pier Luigi Trentini - si trovavano diversi serbatoi già demoliti e altri risultati sottoposti a recenti operazioni preliminari di smantellamento». E fin qui tutto regolare, nel senso che l’azienda (un’ex distilleria) risultava in possesso dell’autorizzazione.

serbatoi sospetti

Le “puzze”, però, in quell’azienda erano particolarmente forte, «caratteristico odore di composti organici putrescenti che con ragionevole sicurezza aveva le caratteristiche simili a quello riferito dai segnalanti» lo definisce il direttore dell’Arpae. Gli operatori ambientali hanno quindi approfondito il sopralluogo e hanno scoperto cinque serbatoi che contenevano dei residui di materiale organico in decomposizione riconducibile all’attività un tempo esercitata dalla ditta. Considerando le dimensioni di ognuno di questi serbatoi, che hanno un diametro di circa 8/10 metri, riempiti di liquido per circa 20/30 centimetri di altezza, si è potuto stimare che all’interno di ogni serbatoio vi siano ancora stoccati circa 10/15 metri cubi di rifiuti.

liquido in fermentazione

Nel bacino di contenimento di questi serbatoi i tecnici ambientali hanno poi notato la presenza, per un’altezza di alcune decine di centimetri, di un liquido brunastro in fase di avanzata fermentazione: è lui il «primo responsabile dell’odore avvertito» secondo Arpae. Si tratta probabilmente del percolato accumulato con il dilavamento dei rifiuti contenuti nei serbatoi, da parte delle piogge.

Le conseguenze

Gli accertamenti successivi hanno confermato che questo deposito temporanei di rifiuti non era autorizzato, né era mai stato comunicato all’autorità, come sarebbe previsto dalla legge. A carico della ditta in questione sono state poi ravvisate anche «responsabilità per aver generato emissioni in grado di arrecare molestia alle persone. Di tali infrazioni - conclude Trentini - è stata data comunicazione all’autorità giudiziaria». L’azienda deve rimuovere e smaltire i rifiuti. —

Stefano Ciervo

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