Già escluso il dolo Inquirenti al lavoro sulle registrazioni della scatola nera
Fascicolo aperto dal pm Stefano Longhi. Già acquisiti i primi accertamenti e riscontri Sotto esame la velocità: sembra rientrasse nei limiti
L’inchiesta è stata aperta ma ieri mattina non aveva ancora indagati né ipotesi di reato già definite, anche se la base di partenza più probabile per avviare l’accertamento giudiziario sembra il disastro colposo.
L’assenza di morti e di feriti (i due macchinisti hanno riportato solo un forte spavento) ha abbassato il profilo di gravità del fatto che registra comunque un grave danno per le infrastrutture della stazione e per il convoglio che stava circolando sulla linea Ferrara-Ravenna, devastato dalle evoluzioni seguite alla fuoriuscita dai binari di otto carri leggeri che avrebbero dovuto tornare carichi dal porto di Ravenna.
Il fascicolo è stato aperto dal sostituto procuratore di turno, Stefano Longhi, che ieri ha iniziato a raccogliere la documentazione compilata sulla base delle prime verifiche e analisi compiute dalla polizia ferroviaria, dalla polizia scientifica e dai tecnici dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza Ferroviaria (Ansf), organo sottoposto alla vigilanza del Ministero delle Infrastrutture e indipendente rispetto agli operatori del trasporto ferroviario.
I primi riscontri avrebbero già consentito agli inquirenti di escludere alcuni scenari come l’attentato terroristico o l’atto vandalico, cioè l’origine dolosa del fatto.
Nessun indizio esaminato dagli inquirenti nelle prime ore dopo il disastro ha fatto emergere elementi che potrebbero far pensare a una manomissione della linea o della rotaia: non sono stati individuati tratti danneggiati da un intervento esterno o oggetti che potrebbero aver ostacolato il libero scorrimento del convoglio sui binari. Sembra che alla stazione di Montesanto, 5-6 chilometri prima del passaggio a Portomaggiore, una persona abbia notato un movimento anomalo dei pianali: potrebbe essere stato l’innesco dell’evento che ha provocato poco più tardi lo “svio”, cioè la perdita di aderenza delle ruote sulle rotaie e la fuoriuscita dalla sede di marcia. Quel qualcosa potrebbe avere forzato proprio l’andamento del treno merci.
Uno degli aspetti che sarà valutato dai tecnici è lo stato di manutenzione della linea, delle rotaie, del locomotore (attività in capo all’impresa ferroviaria Mercitalia Rail) e dei carri (attività che spetta alla società proprietaria, Transwaggon GmbH).
L’inchiesta ha anche acquisito agli atti il dispositivo che registra tutti i parametri decisivi della marcia, una sorta di scatola nera. Sembra però che la velocità rientrasse nei limiti al momento dell’incidente. —
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