Cocaina dall’Olanda per Lidi e Versilia Un traffico da 13 milioni in due anni
Arrestate 22 persone in otto province: il Ferrarese era centro di smistamento, qui nasce l’alleanza marocchino-albanese
FERRARA. Di solito gli spacciatori marocchini e albanesi non vanno d’accordo, anzi sono feroci rivali per la spartizione delle piazze della droga. Le due bande che distribuivano la cocaina in Emilia, Toscana e Lombardia, a partire dalle spiagge e dai locali della Versilia, del Ravennate e dei Lidi comacchiesi, si erano invece accordate per trasportare in sicurezza ingenti quantitativi di cocaina dall’Olanda, e poi per distribuirla capillarmente. Un’associazione a delinquere che aveva come basi proprio il Ferrarese da una parte e Pisa dall’altra, in grado di movimentare in un paio d’anni cocaina per 13 milioni di euro e disarticolata con un blitz all’alba di ieri dai carabinieri del Nucleo investigativo di Ferrara che ha portato in carcere 22 persone.
Import redditizio. Nel Ferrarese e nel resto delle province emiliane (Bologna, Modena e Parma) agivano un gruppo di una decina di marocchini capitanati da Mohamed Jarmouni, che facevano base a Bondeno. Si tratta di immigrati con regolare permesso di soggiorno, impiegati in gran parte come braccianti agricoli. Jarmouni è stato il tramite dei contatti con la banda degli albanesi di Toscana, con coperture nel ramo dell’edilizia, che curavano gli approvvigionamenti della cocaina dall’Olanda. Un traffico decisamente redditizio, come ha spiegato il comandante dei carabinieri di Ferrara, Andrea Desideri: un chilo di prodotto puro veniva acquistato ad Amsterdam per meno di 35mila euro, veniva tagliato in modo da ricavare 3-4 chilogrammi che venivano poi rivenduti per 360mila euro. Il moltiplicatore era insomma di uno a dieci. La cocaina veniva nascosta all’interno di automobili che raggiungevano Bondeno e Pisa da Amsterdam con la frequenza di 2-3 viaggi al mese, riuscendo a trasportare mediamente 1,5 chilogrammi di droga.
organizzazione solida. I rapporti tra i due gruppi, marocchini e albanesi, erano consolidati, tanto che Defrim Dervishi, il capo dei toscani, era disposto a concedere sconti sul prezzo della cocaina a Jarmouni, che aveva libero accesso al deposito. Il marocchino forniva invece indicazioni e garanzie di affidabilità delle persone a cui cedeva abitualmente la cocaina, in modo da garantire un flusso finanziario stabile. «L’obiettivo era di egemonizzare il mercato nelle aree geografiche dove agivano le due bande» ha detto Desideri: c’è anche una propaggine lombarda, in particolare nel Bresciano.
L’operazione dopo le indagini. I carabinieri stavano indagando da un anno e mezzo su questi traffici, con pedinamenti e raccolta di testimonianze. Ieri l’operazione definita Sottobosco, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Bologna, diretta dal procuratore Giuseppe Amato, con l’impiego di 140 militari, 3 unità cinofile e un elicottero, a Pisa. Nel corso delle perquisizioni sono stati recuperati 28mila euro in contanti, mentre nel corso dell’intera attività investigativa sono finiti sotto sequestro 7 chili di cocaina. —
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