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Dal taglio delle gomme di un’auto denunciato alla caserma di Bondeno si è arrivati al blitz Ci sono voluti un anno e mezzo d’indagini e il coraggio di una famiglia straziata dalla droga 

Il pianto disperato di una madre «Ci minacciano». E l’inchiesta va

Il pianto disperato di una madre «Ci minacciano». E l’inchiesta va

il retroscenaC’è il terrore che si leggeva negli occhi di una famiglia bondenese, finita nella rete di ricatti e violenze degli spacciatori per via del figlio tossicodipendente, dietro la più...

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il retroscena

C’è il terrore che si leggeva negli occhi di una famiglia bondenese, finita nella rete di ricatti e violenze degli spacciatori per via del figlio tossicodipendente, dietro la più importante operazione antidroga degli ultimi tempi non solo nel Ferrarese. Le lacrime improvvise di una madre che non vedeva più una via d’uscita per se e i suoi cari hanno aperto un primo varco investigativo che ha condotto i carabinieri, un anno e mezzo dopo questo episodio, al maxi-blitz di ieri mattina. Per la famiglia bondenese è la fine di un incubo.

La denuncia rivelatrice

I carabinieri del Nucleo investigativo di Ferrara hanno in mente una data precisa dalla quale far partire l’Operazione Sottobosco: il 13 marzo 2016. Quel giorno alla stazione carabinieri di Bondeno si presentò una coppia per presentare denuncia contro ignoti per il taglio degli pneumatici della loro auto. Un episodio in apparenza marginale, che però assunse un significato particolare di fronte al pianto improvviso, senza particolari, motivazioni, della donna. Un carabiniere della stazione cercò di saperne di più e alla fine la coppia si confidò: da mesi erano minacciati dai creditori del figlio che doveva parecchi soldi agli spacciatori. «Ho paura per la nostra vita» rivelò la donna, che aveva ricevuto avvertimenti in questo senso.

Cappio al collo

Doppio incubo per i due genitori, che dovevano subire da una parte il comportamento violento e minaccioso del figlio tossicomane, per via del quale dovettero chiedere aiuto ai carabinieri in quattro occasioni tra il 17 e il 20 marzo 2016; e dall’altra erano pressati dai trafficanti. «Alcuni degli spacciatori di mio figlio li abbiamo visti in faccia, sanno dove abitiamo e che autovetture abbiamo, temiamo fortemente per la nostra incolumità - racconta uno dei genitori nella denuncia sulle estorsioni - Qualche giorno fa abbiamo subìto il danneggiamento dell’autovettura che era parcheggiata sulla pubblica via di fronte a casa nostra». L’episodio è stato registrato da una telecamera fissa lungo la strada: si vede un uomo scendere da un’auto, avvicinarsi alla vettura della coppia parcheggiata a fianco del marciapiede e, dopo essersi guardato intorno, compiere gesti veloci e precisi in coincidenza delle due gomme; poi risalire in auto con tutta calma.

La paura e i pagamenti

I due genitori continuano nel racconto, «entrambi abbiamo già provveduto a saldare altri debiti per droga acquisiti da nostro figlio nei confronti degli spacciatori, alcuni dei quali si sono recati a casa nostra cercando D. con il pretesto di dovergli consegnare qualcosa di personale». In realtà gli spacciatori erano arrivati addirittura a “sequestrare” la carta di circolazione della loro auto, che veniva appunto usata dal figlio, che la restituivano solo dopo il saldo del debito da parte del padre. «Il valore dei debiti accumulati da nostri figlio nei confronti degli spacciatori era molto alto - riconoscono angosciati i due genitori - Il nostro timore è che possa accadere qualcosa a noi e ai nostri congiunti».

Dialoghi da brividi

Timori tutt’altro che esagerati, quelli della coppia bondenese. È sufficiente leggere i resoconti dei dialoghi tra i trafficanti, per avere conferma della «spiccata propensione alla violenza» della banda, come dicono i carabinieri. «Lì a Bologna come vanno?» domanda uno degli spacciatori a proposito di “riscossioni” difficili. «Eh, sono andato lì, forse a lui non è successo niente, vuole fare il furbo, ma non ti preoccupare gli porto la gente che glieli fa uscire (i soldi, ndr)». «Sì?», «se non gli rapiscono il suo bambino, che c’è sempre lì». E ancora: «Sai che ha portato con lui quelli cattivi proprio... giuro che lo ammazzano, poi mi hanno detto dai dammi tutto... giuro che lo ammazzano, l’altro giorno gli avevo detto di non scherzare, ma loro non scherzano mica, comunque hanno pure i loro attrezzi in macchina».

Gli sviluppi

La denuncia della coppia bondenese ha prodotto un decreto della Procura di Ferrara, il 25 marzo 2016, da parte del pm Ciro Alberto Savino, e ha consentito prima di far luce sull’episodio estorsivo e poi di svelare la rete degli spacciatori. Un atto di enorme coraggio, nato forse dalla disperazione, ma che ora può consentire a quella famiglia di ricominciare. —

Stefano Ciervo

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