Incidente alla stazione. Domani (venerdì) i treni ripartono all'alba
Portomaggiore. Dopo il deragliamento continuano i lavori per ripristinare le infrastrutture e verificare la perfetta funzionalità dei binari
[[atex:gelocal:la-nuova-ferrara:ferrara:cronaca:1.17032053:Video:https://video.gelocal.it/lanuovaferrara/locale/portomaggiore-lavori-a-pieno-ritmo-per-ripristinare-la-stazione/96485/96968]]
PORTOMAGGIORE. Proseguono alacremente i lavori nella stazione di Portomaggiore per tornare alla normalità dopo il disastro ferroviario di lunedì 2 luglio.
La riapertura della linea che unisce Ferrara a Ravenna è fissata per domani (venerdì 6) alle cinque del mattino.
Da venerdì i pendolari che viaggiano verso Ferrara e Ravenna potranno tornare ad usufruire del treno.
Tutti i binari verranno riaperti ad eccezione del primo, quello più a ridosso della stazione e quello che più è stato danneggiato dai vagoni impazziti dopo il deragliamento del convoglio.
I lavori. La stazione è un formichiere di operai, gru, escavatori, tecnici: tutti impegnati sotto il sole cocente di luglio per rispettare la data di riapertura. Accanto a loro, il cumulo degli otto vagoni deragliati lunedì mattina accatastati l’uno sopra l’altro in attesa delle indagini da parte dell’autorità giudiziaria. Tra di essi, il vagone incriminato: quello nel quale, con ogni probabilità, uno dei carrelli è uscito dalla propria sede all’altezza dello scambio della stazione di Montesanto. Da lì in poi il carrello ha danneggiato tutta la linea, con binari e traversine in cemento irreparabilmente colpiti. Fino ad arrivare in stazione a Portomaggiore dove, una volta arrivato allo scambio, il deragliamento è stato inevitabile. Otto vagoni su 28 impazziti e volati fuori dai binari.
Vagoni nuovi. Curioso pensare che i vagoni erano praticamente nuovi, avevano infatti solo pochi mesi di “vita”. Gli inquirenti dovranno capire cosa abbia provocato il guasto che ha causato danni per milioni di euro, tra i costi vivi per il ripristino delle strutture e le perdite per i giorni di chiusura forzata della linea.
Il cantiere. Nel frattempo gli operai lavorano senza sosta, grondanti di sudore tra la fatica, il caldo asfissiante e l’abbigliamento antinfortunistico. Devono ripristinare tutte le infrastrutture, pali, segnali, linee elettriche, verificare il perfetto posizionamento dei binari, sostituire le ben 10.000 traversine danneggiate lungo i sei chilometri di linea. Il lavoro da fare è immane.
«Corriamo contro il tempo», dichiara uno di essi durante un attimo di sosta a mezzogiorno per rifocillarsi con un panino all’ombra degli alberi del parco Molinari, proprio a pochi passi da dove uno degli otto vagoni è piombato lunedì mattina. «Abbiamo un termine lavori molto stringente, ma ce la stiamo mettendo tutta. Venerdì mattina chi dovrà prendere il treno per andare a lavorare potrà farlo». —
Filippo Rubin.
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI .
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
