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Biotecnologie tira le somme della corsa alle immatricolazioni con 1.700 nuovi iscritti. «Noi studenti usati come cavie» 

Lezioni video, laboratori e tirocini a rischio L’università a ostacoli del numero aperto

di Alessandra Mura
Lezioni video, laboratori e tirocini a rischio L’università a ostacoli del numero aperto

il caso Il professore lo vedi su uno schermo a 13 pollici, oppure senti la sua voce amplificata che commenta le slide. Gli esami vanno a 900 candidati alla volta, le previste ore di laboratorio sono...

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il caso



Il professore lo vedi su uno schermo a 13 pollici, oppure senti la sua voce amplificata che commenta le slide. Gli esami vanno a 900 candidati alla volta, le previste ore di laboratorio sono state ridotte a un terzo e gli ambiti tirocini cominciano ad assomigliare a un miraggio. Avanti, c’è posto (si fa per dire) al corso di Laurea in Biotecnologie a Unife, dove l’abolizione del numero chiuso si è tradotta in una folla di 1.700 matricole, calamitando anche gli esclusi dai test per Medicina o altre professioni sanitarie.



«Per assicurarsi un posto nell’aula in cui il professore è fisicamente presente bisogna presentarsi almeno due ore prima. Ridotta a una, a fine semestre, ma è comunque un’assurdità. Io arrivavo con mezz’ora di anticipo e trovavo sempre tutto occupato». A parlare è una studentessa immatricolata nel 2017-2018, primo anno di abolizione del numero programmato, che ha deciso di fornire la sua testimonianza di un anno accademico vissuto sullo strapuntino. «Siamo cavie - commenta amara - Anzi siamo diventati la barzelletta dell’Università». Il piccolo esercito di matricole è distribuito in 8 aule, ma solo i più tenaci e mattinieri riescono a entrare in quella in cui il professore è presente. Gli altri si devono accontentare delle Tv a 13 pollici installate nelle altre sette classi e in slide proiettate su un maxischermo e spiegate da una voce amplificata. «Con l’assenza del professore l’attenzione dopo un po’ inevitabilmente cala e la gente comincia a distrarsi e chiacchierare; se vuoi fare una domanda o chiedere un chiarimento devi inviare una mail o ricorrere agli orari di ricevimento dei docenti, che a onor del vero sono sempre molto disponibili».



Ma pur di non poco conto, il problema delle lezioni “a distanza” non è nemmeno il più grave, a parere di questa volenterosa studentessa che fin da ragazzina, racconta, voleva studiare Biotecnologie e dedicarsi alla ricerca sulle terapie geniche. Perché passare dai 100 iscritti del numero chiuso all’esplosione di 1.700 matricole ha comportato conseguenze ancora più serie nella verifica della preparazione. «Ci sono solo due appelli, a giugno e luglio, con 900 iscritti alla volta suddivisi in turni da 100-150. Gli esami orali sono scomparsi, e così pure gli scritti con le risposte aperte - continua - Adesso ci sono soltanto le domande a risposta multipla con il lettore ottico. Del resto, le prove devono essere restituite corrette entro una settimana, e per un professore è impossibile vagliare 900 schede in così poco tempo». Un sistema “automatizzato” che dove la fortuna può travestirsi da competenza. «Anche mettendo risposte a caso si può sperare di superare la prova, seppure ottenendo un punteggio basso. Ma la preparazione? Mi sembra un sistema molto rischioso da questo punto di vista».



«Il programma prevedeva 12 ore di laboratorio, è stato possibile farne solo 4, è inaccettabile. Quello di Chimica conta 50 posti, più o meno gli stessi di quello di Biologia. Dobbiamo fare a turno, con una riduzione drastica delle ore previste». L’errore, sottolinea, è stato a monte: «Probabilmente non si aspettavano un afflusso del genere, ma in ogni caso sarebbe stato opportuno assumere altri professori o calibrare meglio gli spazi. Per gli esami dobbiamo andare a Ingegneria, perché le nostre aule non sono abbastanza capienti. Oppure si poteva fare come a Economia, e suddividere le matricole in diversi gruppi di studio. Ma così no, non è vera formazione, anche al netto degli abbandoni dopo il primo semestre».



È bastata una piccola indagine tra i colleghi del secondo anno a far capire alla studentessa che ottenere un tirocinio sarebbe stato tutt’altro che facile. La pratica comincia da terzo anno, ma già durante quello precedente è bene prendere accordi coi docenti. «Loro sono rimasti in 40, e già hanno diverse incertezze visto che ogni prof accetta 3-4 studenti. Noi, pur decurtati dopo il secondo semestre, siamo centinaia. Vorrà dire che mi presenterò in segreteria alle 8 del mattino cercando di ottenere quello che mi spetta di diritto». —



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