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Ragazza legata al letto e minacciata di morte Aggressori condannati

Giuliano Barbieri

Era a casa di amici nel Rodigino quando due uomini entrarono abbattendo la porta blindata I rapinatori incastrati  dalle impronte lasciate

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BONDENO. Stava dormendo tranquilla, nella casa di due amici a Occhiobello, nel Rodigino: per lei fu un risveglio tremendo, alle prime ore di quella mattina del 20 marzo 2014, quando si trovò di fronte due persone che avevano appena abbattuta la porta di casa, la minacciarono di morte se non avesse detto loro dove era la cassaforte, la legarono, imbavagliarono e iniziarono a razziare l’appartamento.

Salvata da una scampanellata. La giovane 26enne di Bondeno, si salvò da altre violenze perché i rapinatori, dopo avere buttato all’aria la casa, furono costretti a scappare da un imprevisto: una persona che scampanellava per entrare in casa. I due rapinatori, furono poi individuati grazie alle indagini dei carabinieri, che isolarono le loro impronte e li incastrarono: ieri Ardian Cullhaj e Behar Allkja, il primo abita a Riolo Terme, l’altro a Lugo, erano a processo in tribunale di Rovigo e sono stati condannati per tentata rapina aggravata alla pena di tre anni e sei mesi.

In trasferta per l’assalto. Da quanto è stato ricostruito al processo i due albanesi, che vivono nel Ravennate, erano in trasferta e avevano nel mirino la casa dove abitavano gli amici della ragazza, due cittadini cinesi che gestiscono un bar e per questo fuori casa per lavoro quella mattina: i due rapinatori erano convinti che vi fossero consistenti somme in denaro, in contanti, come spesso è uso dei cinesi tenere in casa. Da qui la violenza e la determinazione nel minacciare la ragazza in casa.

Impaurita e terrorizzata. Lei, però, impaurita e terrorizzata non sapeva minimamente se e dove fosse la cassaforte e per fortuna arrivò a risolvere quella situazione quella scampanellata improvvisa che fece fuggire i due albanesi. I carabinieri repertarono subito il nastro adesivo usato per legarla e imbavagliarla, sul quale gli esperti dei carabinieri individuarono una impronta, ritenuta rilevante dal punto di vista investigativo: allo stesso modo, un’altra impronta emerse sulla maniglia di un comò e così l’indagine consentì di individuare i due albanesi.

Porta scardinata con lo scalpello. Al processo, dalla viva voce degli investigatori sono emerse alcune circostanze del sopralluogo: una tra tante, che la porta sarebbe stata scardinata usando uno scalpello da falegname. All’udienza è stato ascoltato il giovane albanese che quella mattinata di oltre quattro anni fa per primo soccorse la giovane donna vittima dell’assalto: «Stavo facendo colazione al bar – ha ricordato – quando vidi una ragazza, sconvolta, scendere le scale esterne della casa: aveva del nastro adesivo sulla bocca, e glielo tolsi». Quel nastro servì per incastrare i due rapinatori in trasferta. –

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