Preso lo scippatore seriale: appello della polizia alle vittime
Paolo Abati, arrestato dalla Squadra mobile che lo ha incastrato con il test del Dna sugli occhiali: usava caschi e motorini sempre diversi per colpire. Al momento prove sufficienti per due episodi e si cercano riscontri per le altre nove rapine di cui è sospettato
FERRARA. In poco meno di un mese, tra maggio e giugno, avrebbe messo a segno 11 tra scippi, furti con destrezza e con strappo, diventati anche rapine, tornando ad essere l'incubo di donne più o meno anziane, derubate della borsa, a piedi o mentre erano in bicicletta, innescando di nuovo un allarme sociale che la Polizia ha raccolto, sviluppando indagini e incastrando lo “scippatore seriale”.
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Paolo Abati, 45 anni, già in passato arrestato per scippi in serie (nel 2011 li commetteva mente era in malattia dal lavoro in una coop sociale) ora è in carcere, grazie all’ordine di cattura emesso dai magistrati di Ferrara (gip Silvia Marini su richiesta del pm Andrea Maggioni) che hanno sintetizzato le indagini della squadra mobile della polizia. Negli atti di cattura, però, vi sono riscontri solo per due colpi, quelli messi a segno il 2 maggio tra Corso Giovecca e piazzale Medaglie d’oro( derubando una anziana in bici) e l’11 maggio tra via Barlaam e via Recchi, vittima una ragazza in bicicletta.
Nel primo episodio ha commesso il passo falso di perdere gli occhiali da sole, dai quali è stato estratto il Dna che poi lo ha incastrato e portato in carcere. Mentre nel secondo caso è stato riconosciuto dalla sua giovane vittima, perché per vedere il bottino dentro la borsa appena rubata si tolse il caso, facendosi vedere in viso. L’indagine della Mobile della Polizia era stata voluta proprio per l’allarme sociale dei ripetuti colpi: in tutto 11, a parte i due “provati”, sono in corso indagini per gli altri 9 che riportiamo qui a fianco nella mappa degli scippi, per i quali è sospettato. Perché tutto coincide.
Gli scippi venivano commessi da un ragazzo che corrisponde fisicamente ad Abati, e con gli stessi motorini, scooter che lo scippatore cambiava: prima uno azzurro, poi di colore nero. Cambiava anche il casco che usava per “lavorare”, per scippare le sue vittime: nero, giallo, bianco. Tutto corrisponde e così alle indagini coordinate dal pm Maggioni e dal dirigente della Mobile, Crucianelli, mancano pochi riscontri per arrivare a contestare ad Abati anche tutti gli altri 9 colpi messi a segno.
Il primo indizio raccolto contro Abati, spiegano gli inquirenti, nasce da uno spunto investigativo fortuito: un ispettore di polizia vede nei pressi di piazzale Kennedy un motorino azzurro sfrecciare e riconosce alla guida il “famoso” Paolo Abati, con il casco giallo visto da diverse vittime degli scippi. Da qui parte l’indagine su Abati, chiusa quando viene estratto il Dna dagli occhiali da sole trovati dopo lo scippo all’anziana il 2 maggio: la donna a piedi e sul marciapiede era stata avvicinata da dietro da un ragazzo in scooter motorino che le strappava la borsa, facendola cadere sulla rastrelliera delle bici. Per fortuna, ferite non gravi, ma l’episodio conferma la “pericolosità” di Abati, che ora è in carcere e vi resterà a lungo. —
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