La Nuova Ferrara

Ferrara

Lo scandalo del Figlio di Dio

Uno scandalo! Il Vangelo di oggi ci parla di uno scandalo che proprio Gesù ha provocato. Oggi, come nella sinagoga di Nazareth Gesù sta davanti a noi, ci interroga. Potremmo, come i compaesani di...

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Uno scandalo! Il Vangelo di oggi ci parla di uno scandalo che proprio Gesù ha provocato. Oggi, come nella sinagoga di Nazareth Gesù sta davanti a noi, ci interroga. Potremmo, come i compaesani di Gesù, scandalizzarci. Il Signore si presenta come un uomo qualsiasi, un artigiano. Comprensibile che la gente che lo ha visto crescere faccia fatica a riconoscere in lui la sapienza, la potenza di Dio. Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi? Ecco lo scandalo: è troppo consueto, troppo banale il suo vivere, perché possiamo credergli. Da sempre si cerca il sensazionale, lo straordinario! Siamo al nodo centrale della nostra fede: credere che Gesù di Nazareth è il Figlio di Dio, lui il falegname, il figlio di Maria! I suoi compaesani si sono scontrati con questa verità, di un Dio fatto uomo – e già questo non è cosa da poco crederla – e inoltre fatto uomo proprio in quell’uomo lì, che ben conosciamo, che ha le mani callose per il lavoro.

Ci sembra di vederli mentre sorridono affermando: Ma no, dai, non ci posso credere! Ma vorremmo entrare nel loro cuore e capire perché quella gente non poteva credere. Forse non sono stati capaci di accogliere la diversità del Vangelo che ci presenta la novità della ferialità, che interpella non i potenti, ma i piccoli, i poveri. È scomodo accettare uno che ti dice semplicemente, ma con grande convinzione: convertiti e fallo dentro di te, perché solo così il mondo cambierà! Quella gente aveva il cuore chiuso e Gesù, dice il testo, lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. Il Signore è onnipotente e può tutto, ma non vuole essere un prepotente. Egli ci lascia liberi, ci rispetta: lì non poteva per amore della libertà.

Quando il cuore e la mente esprimono una ostinata chiusura, Gesù passa oltre e non dice parole né compie miracoli: diventa impotente, perché il dono offerto deve essere accolto in un cuore libero. E si meravigliava della loro incredulità. Questa Parola oggi è detta per noi: Nazareth è Ferrara e la gente siamo noi. Ci troviamo ad un bivio: credere o non credere che Gesù è vivo e presente. Se ci apriamo allo stupore, alla novità, gli consentiamo di operare grandi cose anche in noi. —

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