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Rasab era in Italia da 5 anni, attendeva il riconoscimento di rifugiato Proprio oggi avrebbe dovuto affrontare la Commissione a Cosenza 

«Quella sua ultima fotografia con gli occhi pieni di tristezza»

Margherita Goberti

le testimonianzeRasab Ishaq era arrivato in Italia nel 2013, e dopo un lungo percorso di inserimento stava andando incontro probabilmente alla soluzione del suo status di immigrato. La destinazione...

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le testimonianze

Rasab Ishaq era arrivato in Italia nel 2013, e dopo un lungo percorso di inserimento stava andando incontro probabilmente alla soluzione del suo status di immigrato. La destinazione era Cosenza dove questa mattina (giovedì) lo attendeva la Commissione per accogliere la sua richiesta di rifugiato, ma purtroppo la sua giovane vita si è fermata sopra quei binari.

Dallo Sprar a Salvatonica

Quando arrivò a Ferrara cinque anni fa fu ospitato prima a Vallelunga per lo Sprar e poi nella comunità di don Giorgio a Salvatonica dove rimase per almeno otto mesi. «Poi si trasferì a Latina – ricorda l’amico Sirus di origine afgana anche lui a Salvatonica – ma non si trovava bene perché l’ambiente non aveva le cose essenziali per vivere; acqua, luce, riscaldamento. Così tornò qui a Salvatonica e per due anni ha cercato di lavorare presso diversi padroni a Bondeno ed anche qui in paese. Sono molto addolorato per la sua tragica fine».

L’ultima fotografia

Come molti pakistani anche Rasab Ishaq si dedicava alla manutenzione delle stalle e per due anni ha svolto queste mansioni ora in un posto, ora in un altro. «Pochi giorni fa, esattamente il 7 luglio Rasab si era fotografato e aveva inviato sul cellulare dell’amico Sirus la sua foto – ricorda don Giorgio a cui è toccato il doloroso compito di recarsi in stazione per le formalità del caso – e il suo sguardo come si può notare era malinconico. Forse era preoccupato per quell’incontro così decisivo con la commissione, forse aveva altri pensieri, quelli che hanno tutti coloro che vivono precariamente come lui, comunque quando una giovane vita si spegne in questo modo è davvero molto triste».

Speranze e paure

Don Giorgio Lazzarato gli era stato vicino soprattutto in questi due anni continuativi di presenza a Salvatonica dove vive, fra italiani e stranieri, circa una ventina di persone, presenze molto variabili tra chi se ne va e chi invece arriva. Le prospettive di Rasab erano ancora quelle di lavorare nelle stalle ma ora con il raggiungimento della certificazione di rifugiato, forse aveva qualche progetto diverso, più qualificante che si è interrotto mentre stava per partire per un futuro che poteva essere migliore.

La salma in Pakistan

«Siamo molto preoccupati per suo fratello che è più giovane di 5 anni – ha concluso don Giorgio – è partito prima di lui per la stessa destinazione e non sa ancora nulla. È probabile che qualche amico lo starà avvisando, visto che la comunità pakistana si è già offerta per il trasporto della salma a Gujrati, il suo paese di origine». —

Margherita Goberti

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