Fermo pesca in tutto l’Adriatico Dal governo il giro di vite
Porto Garibaldi, remi in barca e niente pesce dal 30 luglio al 9 settembre. Ma da Roma quest’anno si chiede il blocco in tutte le marinerie della costa
PORTO GARIBALDI. Niente di meglio che mangiare del pesce fresco in un luogo di mare, magari mentre si è in ferie d’estate. Quello che potrebbe (e forse dovrebbe) essere scontato è motivo invece di un durissimo braccio di ferro tra i pescatori, i ristoratori e il governo che non solo impone il fermo pesca dal 30 luglio fino a settembre, ma quest’anno una novità si affaccia all’orizzonte: stop in tutto l’Adriatico nello stesso periodo.
Fermo pesca
Una premessa è d’obbligo. La maggior parte dei ristoranti, di quelli “seri” per intenderci, il pesce fresco lo trova e lo propone lo stesso. Ma mentre gli anni scorsi bastava spostarsi di qualche centinaia di chilometri per rifornirsi, quest’anno la strada potrebbe essere più lunga e dura. Come la frutta e la verdura, anche il pesce segue una stagionalità e ci sono periodi, come quello estivo, in cui molte specie sono in una fase riproduttiva. Il governo, per tutelare i nostri mari, blocca le attività di pesca lungo tutta la Penisola per circa sei settimane a rotazione. Per la nostra costa il periodo indicato è dal 30 luglio al 9 settembre, da Trieste ad Ancona.
La volontà del governo
L’intenzione del Ministero della pesca è quella di definire un fermo pesca uniforme per tutto l’Adriatico. Tutti fermi contemporaneamente dunque, e l’idea fa sobbalzare dalla sedia i pescatori e gli operatori del settore che avrebbero non poche difficoltà a far arrivare sulle tavole dei clienti il pesce fresco in un momento dell’anno dove la richiesta è massima. La proposta è quella alternare almeno due settori, ma meglio ancora in tre settori, il fermo pesca 2018 e più specificatamente: distretto Alto Adriatico (Trieste/Ancona); Marche-Abruzzo (Civitanova Marche/Ortona); Molise-Puglia (Termoli/Brindisi).
I primi no
La prima Regione che si è mossa è quella delle Marche che ha scritto direttamente al ministero chiede che venga riproposto il fermo con le stesse modalità adottate per il 2017. Sul piede di guerra anche i pescatori di Rimini che si sono già organizzati in una forma di protesta.
Le motivazioni
A spingere verso i no gli operatori del settore, due ordini di motivi. In primo luogo l’impossibilità di offrire prodotti locali, pesce che si trova solo nel mare Adriatico e che da sempre rappresenta incentivo in più nell’offerta turistica. Quindi il timore di un abbassamento dei prezzi del pescato nel mese di settembre, considerate le grosse quantità che si avrebbero a disposizione dopo un periodo di fermo così lungo in tutto lo specchio d’acqua.
L’attesa
In questi giorni arriverà dunque la risposta del Ministero e anche da Porto Garibaldi i pescatori chiedono all’amministrazione e alle associazioni di essere sostenuti.
Un settore in crisi
Ciò che è certo, è che la pesca è in crisi. Il pesce in mare ce n’è sempre meno a causa del sovrasfruttamento delle risorse e dell’inquinamento. Da una parte dunque fermarsi è fondamentale. Trovare dei compromessi è sempre più difficile e soprattutto i pescatori aspettano ancora i soldi del fermo dello scorso anno. —
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