Giro di vite di Salvini sul riso orientale, un boomerang per le aziende italiane
Fra le tante crociate che questo governo simula di scagliare contro i nemici dell’Italia c’è anche quella contro il riso cinese, meglio cambogiano, che sta rovinando i risicoltori nostrani da cui...
Fra le tante crociate che questo governo simula di scagliare contro i nemici dell’Italia c’è anche quella contro il riso cinese, meglio cambogiano, che sta rovinando i risicoltori nostrani da cui tanti voti sono venuti alla Lega nelle ultime elezioni.
Salvini promette di imporre dazi al riso orientale ma dimentica che è Bruxelles che decide. Non per prevaricazione ma perché lo hanno deciso i nostri governi: è più efficace difendersi tutti insieme anziché in ordine sparso. Già da tempo l’Italia ha investito Bruxelles del problema e l’anno scorso il governo Gentiloni ha chiesto alla Commissione Ue di avviare una procedura per verificare se al settore del riso europeo era possibile applicare le clausole di salvaguardia da importazioni extra-europee. Ma la questione è delicata, perché l’applicazione di dazi potrebbe a sua volta rovinare i settori risicoli dei paesi interessati, causando quelle devastazioni economiche che nei paesi più poveri hanno come prima conseguenza la migrazione.
Accidenti! Proprio quella che a Salvini non piace niente. Salvare un mercato spesso provoca cataclismi che si ripercuotono anche su quel che si crede di salvare. Tanto più che il problema del riso a basso costo non riguarda solo la Cambogia ma ha connotazioni globali. A causa dell’arrivo in Europa di riso Indica a basso costo, gli italiani si sono messi a produrre la varietà Japonica, causando così una sovraproduzione che a sua volta ha portato a un abbassamento dei prezzi. I nostri più importanti clienti dell’Europa del nord hanno smesso di comperare il nostro riso a favore del più economico riso orientale. Ma se il settore del riso in Italia sta scomparendo è anche a causa delle delocalizzazioni in paesi come la Romania. Bisognerà che Salvini pensi anche a questi comportamenti, molto poco sovranisti, dei suoi elettori. È probabile che la Commissione riconosca il danno per i produttori di riso europeo e prenda le necessarie misure. Così arriveranno le clausole di salvaguardia e si spera che l’Italia sappia poi utilizzare i fondi. Per riconvertire il settore però, non per risarcire i produttori. Dobbiamo ancora finire di pagare i 4,5 miliardi di euro di multa per gli splafanatori delle quote latte che la Lega ha protetto. In ogni caso, le clausole di salvaguardia non saranno una conquista ottenuta picchiando i pugni sul tavolo. In una recente intervista Salvini ha affermato: «Io sono pronto a dire no anche a qualche nave di riso e cibo contraffatto che arriva nei nostri porti, avvelenando i nostri figli e facendo perdere il lavoro ai nostri agricoltori». Affermazioni pesanti, che insinuano l’esistenza di un nesso fra concorrenza sleale e salute dei consumatori. Una via pericolosa, che potrebbe spingere qualche paese a chiudere i porti alle navi italiane, rivendicando il diritto di proteggere i propri consumatori dal nostro latte al piombo, dai nostri spaghetti all’alluminio o dalle mozzarelle avvelenate della Terra dei fuochi. Il Ministro allora non avrà neppure un tavolo su cui picchiare i pugni. —
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