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Bper non pagherà danni per il Crac Carife Tribunale boccia le richieste degli azzerati

Daniele Predieri
Bper non pagherà danni per il Crac Carife Tribunale boccia le richieste degli azzerati

I giudici accolgono come parte civile 2.200 risparmiatori, azionisti e obbligazionisti. E ora finalmente il processo parte 

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Il tribunale di Ferrara ha bocciato la richiesta di chiamare in causa, come responsabile civile, banca Bper per conto di Vecchia e Nuova Carife. Dunque, in caso di condanna dei 12 imputati accusati del crac legato all’aumento di capitale varato nel 2011 e ritenuto raggiunto con metodi fraudolenti, non sarà la banca modenese che acquistò Carife a dover coprire risarcimenti.



Una sentenza che il presidente Vartan Giacomelli ha reso nota ad un centinaio di avvocati e risparmiatori presenti ieri mattina nell’aula del Centro Quadrifoglio, sede del processo, spiegando che la chiamata di Bper sarebbe stata un «inaccettabile pregiudizio». Una decisione letta a conclusione dell’udienza che ha deluso decine di avvocati di parte civile che avevano chiesto la chiamata in causa di Bper per conto dei risparmiatori, azionisti e obbligazionisti: il tribunale - di fatto - ha confermato quanto decise il giudice Piera Tassoni, all’udienza preliminare dell’autunno scorso, quando rinviò a giudizio gli imputati, ritenendo non provata «la successione tra Carife e Bper», bocciando anche allora le richieste delle parti civili. Adesso la “sentenza” del tribunale, destinata a far rumore e soprattutto giurisprudenza. I giudici del tribunale - riassumendo la loro decisione - hanno di fatto ritenuto di privilegiare gli interessi della banca a quelli dei risparmiatori, Bper che acquistò Carife sulla base di garanzie indicate dal famoso decreto Salvabanche.



La legge venne adottata sulla base della direttiva europea del bail-in per assistere banche in crisi, “ripulirne” i patrimoni, dovendone azzerare i crediti di azionisti e obbligazionisti. Una legge che doveva - di fatto - rendere appetibile sul mercato Carife per essere ceduta e per farlo occorreva dare garanzie precise: sulla base di queste garanzie, Bper acquistò la Cassa. Questo ha sostenuto il tribunale, rammentando anche che vi sono in corso «tutele speciali» per i risparmiatori (per obbligazionisti, ricorsi all’Arbitrato, rimborsi all’80% e per gli azionisti e fondo rischi), parlando in modo tranciante di «inaccettabile pregiudizio nel momento in cui Bper fosse messa nella posizione di coprire danni per la banca che di fatto ha salvato.

Se Bper resta fuori, dentro al processo rimangono la società di revisione Deloitte and Touche, Banca Valsabbina e Caricesena. E dentro al processo ci saranno non solo gli azionisti del 2011 (epoca aumento capitale), anche chi deteneva azioni prima e dopo e gli obbligazionisti che ieri sono stati accolti dallo stesso tribunale come parte attiva del processo: sono 2.200, più altre decine ancora da conteggiare, tutti parte civile per chiedere i danni nel corso del processo. Che si preannuncia lungo, intricato e soprattutto per nulla scontato, vista la materia altamente tecnica, con interpretazioni giuridiche imprevedibili e opposte.



Lo ha dimostrato proprio il pronunciamento del tribunale bocciando la richiesta di chiamare Bper nel processo, visto che la stessa procura - pm Barbara Cavallo e Stefano Longhi - aveva chiesto al tribunale (composti dai giudici Giacomelli, Lepore , Russo) di accogliere la richiesta di chiamata di Bper. Tutto ruota sul principio della legittimazione passiva che impone a nuovi soggetti di subentrare a quelli sotto accusa, per dar copertura a danni e risarcimenti. Le sentenze - opposte- si ripetono da Milano, Roma, Ancona, Vicenza legate al dopo Salvabanche. Ferrara non è da meno. Il motivo di pronunciamenti diversi? Il pasticcio del decreto Salvabanche: una legge, dicono gli addetti, che poteva essere scritta meglio. —





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