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Asili parrocchiali stangati Devono pagare il conto Ici

Stefano Ciervo
Asili parrocchiali stangati Devono pagare il conto Ici

Il Comune vince il contenzioso fiscale:gli edifici a uso non religioso sono tassabili I primi due anni di arretrato valgono 80mila euro, poi c’è valutazione sull’Imu 

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FERRARA. Pagano tutte, o quasi, le parrocchie che avevano avviato un paio di anni fa un clamoroso contenzioso fiscale sull’Ici-Imu arretrate che era finito addirittura sul tavolo dell’allora premier Matteo Renzi. Tra sentenze di primo grado e accordi bonari, infatti, il Comune sta già incassato gli 80mila euro che riguardano le prime due annualità dell’arretrato Ici, e, in attesa di eventuali residui ricorsi, sta studiando come applicare l’Imu, che assieme al nome nuovo dell’imposta ha portato anche un regime applicativo diverso per quanto riguarda i parametri da applicare agli edifici religiosi produttori di reddito.
L’antefatto
Il “caso” era scoppiato nel 2016 quando, a seguito di una sentenza della Cassazione, il Comune decise di chiedere gli arretrati Ici e alle dieci parrocchie ferraresi che avevano in gestione diretta asili e scuole, sulla base appunto del principio che non si trattava di immobili utilizzati a fini religiosi. Le scuole paritarie, assieme ad alcuni edifici della Comunità ebraica, vennero presi di mira inizialmente per la sola Ici 2010, tanto per tastare il polso delle varie commissioni tributarie in caso di ricorsi, ma da subito era chiaro che in gioco c’erano tutte le annualità della vecchia imposta oltre all’applicazione dell’Imu. Per questo la Curia seguì la strada del contenzioso, oltre a schierare al proprio fianco l’allora arcivescovo Luigi Negri: «Questo salasso - scisse in un’accorata lettera a Matteo Renzi - rendono così precaria l’esistenza stessa di molte scuole, a partire dalle scuole paritarie dell’infanzia. Il problema della libertà di educazione e quindi di una realtà scolastica che in qualche modo recepisca l’articolazione culturale esistente nel nostro Paese, è fondamentale per la democrazia». Negri chiedeva novità normative.
Le cifre in gioco
In realtà le cifre che emergono dal contenzioso sono meno impattanti di quanto temuto dalle parrocchie. Dopo la bocciatura da parte della Commissione tributaria provinciale del ricorso-pilota per la prima annualità, che si è chiuso con il pagamento di imposta, interessi e spese di notifica, le altre nove parrocchie hanno conciliato con il Servizio tributi, evitando sanzioni ma versando per intero gli arretrati dei due anni Ici. Il costo a loro carico è complessivamente di 38mila euro l’anno, cui vanno aggiunte notifiche e interessi, per un totale appunto di 80mila euro. Tutte hanno chiesto la rateizzazione e quindi l’impatto sui bilanci delle scuole è contenuto, anche se non certo trascurabile. Resta teoricamente aperta la possibilità di ribaltare le decisioni in Commissione tributaria regionale, da parte di due istituti scolastici che avevano presentato ricorsi e sono risultati soccombenti in Ctp per entrambe le annualità.
Il futuro
È in fase di valutazione da parte dei Servizi tributari la richiesta degli arretrati e anche l’applicazione dell’Imu su questi edifici. Bisogna misurare, in sostanza, quali sono i margini economici delle scuole, a partire dall’entità delle rette applicate. «C’è tempo fino a fine anno per prendere una decisione, credo che servirà tutto» anticipa l’assessore Luca Vaccari. —

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