Il fisco “azzanna” un po’ di più le imprese Quasi il 60% del reddito se ne va in tasse
Cresce ancora il prelievo, Ferrara è 50esima in Italia. Bellotti (Cna): un macigno sulla ripresa, in città vicine va meglio
Se non interverranno correttivi, la pressione fiscale media sulle piccole imprese quest’anno salirà ancora, passando dal 61,2% del 2017 al 61,4%. Una pressione fiscale media sulla piccola impresa tipo ascrivibile all’aumento programmato della contribuzione previdenziale dell’imprenditore, che aumenta il divario tra la pressione fiscale che grava sulle piccole imprese (il 61,2% nel 2017), rispetto al 42,4% di media nazionale sulla totalità dei contribuenti: una forbice di ben 18,8 punti percentuali. A Ferrara l’incidenza del prelievo fiscale complessivo sulle piccole imprese aumenta leggermente, passando dal 59,5% del 2017 al 59,8% 2018, con un 50° posto della classifica nazionale dei 137 comuni. Confermata, inoltre, la data del 5 agosto come Tax free day: giorno in cui le imprese potranno lavorare per se stesse, dopo avere assolto per intero alla pesante mole di obblighi fiscali e contributivi.
LA classifica
È quanto emerge dal rapporto dell’Osservatorio Cna “Comune che vai, fisco che trovi”, che analizza il peso del fisco sul reddito delle piccole imprese in tutti i capoluoghi di provincia e nelle altre principali città. «Un quadro - sottolinea Davide Bellotti, presidente provinciale della Cna, - che, mentre testimonia un certo impegno volto ad evitare un ulteriore appesantimento della già considerevole pressione fiscale sulle imprese ferraresi, evidenzia come ancora rimanga intatto nella sua interezza il macigno che ne impedisce lo sforzo di ripresa. Analizzando la classifica nazionale non si può non riscontrare che comuni a noi vicini, tra l’altro nell’ambito della nostra stessa regione, applicano una pressione fiscale meno onerosa sulle piccole e medie imprese locali: come Imola al 54,9%, Faenza con il 56,4%, Reggio Emilia 57,9%«.
che fare
È arrivato il momento di intervenire su un sistema fiscale «evidentemente squilibrato - è la valutazione del presidente Cna - che non tiene conto, tra l’altro, delle profonde trasformazioni dei mercati e delle esigenze competitive delle imprese». Tra le proposte avanzate dalla Cna, l’introduzione in modo progressivo della Flat tax secondo un piano che preveda la riduzione delle aliquote Irpef a partire da quelle più basse del 23% e del 27% ed elimini la «discriminazione attuale operata dalle detrazioni da lavoro delle piccole imprese personali». Secondo la Cna occorre poi rendere l’Imu sugli immobili strumentali completamente deducibile dal reddito d’impresa e prevedere il riporto delle perdite per le imprese a regime semplificato.
Il livello locale
Infine, è necessario estendere il regime forfettario a tutte le imprese individuali e professionisti con ricavi inferiori a 100.000 euro. «Anche a livello locale - conclude Bellotti - si può intervenire attivamente sulla leva fiscale». Il modo è lasciato ai sindaci. —
Lauro Casoni
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