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Ursa, nessun colpevole per la morte di Tarik

Daniele Predieri
Ursa, nessun colpevole per la morte di Tarik

Terremoto. Assolti i due tecnici dopo sei anni di indagini. La famiglia fa riaprire l’inchiesta: altri accertamenti sulla sicurezza

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STELLATA . «Assolti perché il fatto non sussiste»: assolti il collaudatore Mauro Monti e il progettista Pierantonio Cedrini, dall’accusa di omicidio colposo del giovane operaio Tarik Nouach, morto nel crollo di un capannone dell’azienda Ursa a Stellata, la notte del terremoto del 20 maggio 2012. Una decisione quella adottata ieri del giudice Sandra Lepore più che annunciata, vista la richiesta della procura e soprattutto alla luce del fatto che in tutti gli altri processi è stata esclusa del tutto la responsabilità dei tecnici nel crollo e di capannoni, costruiti secondo le norme vigenti, del tutto corrette, anche non antisismiche. Ma se si chiude questo processo, lungo e travagliato che ha visto sotto accusa durante le indagini nove persone, e poi prosciolte e assolte, adesso si riaprirà un nuovo processo.

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Nuova indagine accolta dal gip. La nuova inchiesta, voluta tenacemente dalla parte civile che rappresenta la famiglia di Tarik, l’avvocato Claudia Tassinari , adesso è affidata alla pm Isabella Cavallari che dovrà valutare i profili di responsabilità per la violazione delle norme di sicurezza antisismiche. Una nuova indagine richiesta dal legale e accolta dal gip Piera Tassoni, valutando l’approfondimento sulle violazioni di norme di sicurezza che se rispettate avrebbero potuto evitare la morte di Tarik. Gli atti poi sono stati trasmessi in procura e come atto dovuto l’indagine dovrebbe essere aperta a carico dei titolari e dei legali rappresentanti dell’ azienda Ursa. Questo per quanto riguarda il futuro prossimo di una vicenda giudiziaria che dura da sei anni conclusa con l’assoluzione di ieri: «Un processo - commenta l’avvocato Tassinari - fatto su un soggetto sbagliato, un processo che doveva accertare che non si può morire sul lavoro, che vi sono comunque responsabilità che vanno perseguite. Ora abbiamo segnalato altre responsabilità che potrebbero essere perseguite. Ci permettiamo di dire che non ci sono processi di serie A o di serie B e vittime di prima e seconda categoria».

Una multinazionale, non un artigiano. «E’ giusto che si proceda per Tarik Naouch e verificare se ci sono responsabilità, per di più verso una multinazionale, non un piccolo artigiano che fa fatica ad arrivare a fine mese. E voglio ribadire la volontà della famiglia di Tarik che sono assoluta dignità ha sempre affermato che se vi sono responsabilità e se non vi sono colpevoli nessuno deve essere condannato». —

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