Tempi lunghissimi per lo spegnimento, gli imprenditori chiudono i canali
Bruciano 180mila metri cubi di legname e scarti I colossi dell’agricoltura prendono le contromisure
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CODIGORO. Quinto giorno di rogo per la ex Falco a Codigoro ed è il fumo a farla da padrone, a decidere cosa possono e non possono fare i cittadini, gli operai, i commercianti. Il vento lo guida e dove arriva lascia il vuoto.
“Il mostro” lo ha battezzato qualcuno ed in effetti fa paura: cento metri di lunghezza, trenta di altezza e sessanta di profondità per un totale di 180mila metri cubi di legno e altro materiale pigiato in una sorta di braciere che continuerà a bruciare per settimane. I tempi sono solo presunti, troppe le variabili e soprattutto il cumulo è formato da rifiuti di diverso genere, alcuni dei quali bruciano molto lentamente.
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Cosa sta bruciando? Ci sono sostanze nocive nell’aria? I primi dati arriveranno oggi sul tavolo del sindaco Alice Zanardi. «I monitoraggi sono stati fatti tra sabato e domenica dai tecnici di Arpae – specifica il primo cittadino – Nella giornata di oggi dovremmo già sapere qualcosa, speriamo non si vada a domani. I rilevamenti vengono fatti ogni giorno, avremo dunque la situazione monitorata in maniera costante e ci muoveremo di conseguenza».
Il rogo andrà avanti per settimane. Al momento i tecnici parlano di almeno venticinque giorni ma secondo qualcuno si potrebbe arrivare anche alla fine di agosto prima di vedere la zona completamente sicura. Il cumulo è enorme, in teoria, proprio per evitare situazioni del genere, il materiale di scarto sarebbe dovuto essere diviso e i cumuli posizionati ad una certa distanza l’uno dall’altro così da rendere semplice lo spegnimento in caso di incendio. E le indagini vanno avanti anche in questo senso, per cercare di individuare eventuali responsabilità.
La campagna non aspetta la fine del rogo. I cicli vanno avanti e gli imprenditori della zona stanno vivendo ore di profonda angoscia. In questo momento attorno alla fabbrica ci sono le piante di fragole che hanno sviluppato dei fusti particolari dalla loro base, gli stoloni. Essi vanno recisi e portati nei vivai per produrre così nuove piantine. «Abbiamo già perso quattro giorni – spiegano i responsabili dei vivai Mazzoni, proprietari dei campi – e le piante certo non aspettano. Per fortuna qui non abbiamo frutta, le piantine verranno comunque fatte analizzare per escludere la presenza di metalli pesanti ma in questo senso siamo abbastanza tranquilli». Stessa situazione per i vivai Salvi, con i braccianti che sono tornati all’opera.
Da capire cosa si andrà a fare invece con i pomodori, considerato che la raccolta dovrebbe partire ufficialmente la prossima settimana e chi ha già iniziato deve tenere fermo il prodotto fino al via libera dell’Arpae, prodotto che però molto probabilmente verrà buttato via perché sono passati troppi giorni. L’ordinanza del sindaco parla chiaro: al momento il raccolto è bloccato, tanto che non si può nemmeno dare il foraggio agli animali per evitare che venga contaminato il latte e le uova che vengono da galline allevate all’aperto non si possono mangiare
«Non possiamo aspettare, andiamo avanti noi con i lavori. Quell’acqua non la tocchiamo nemmeno ed abbiamo chiesto di chiudere tutti canali». I tecnici mandati da Mazzoni non perdono tempo. I canali di scolo attorno alla Falco sono stati chiusi la ditta incaricata ha creato un bacino artificiale dove viene raccolta l’acqua spruzzata sul rogo e riutilizzata a ciclo continuo. «Non possiamo certo permetterci di irrigare i campi con acqua inquinata, abbiamo portato una serie di tubi e ci forniremo direttamente dal canale principale, quello di Pontelangorino per intenderci. Tutto il resto è stato chiuso e i monitoraggi sono continui».
«È un disastro, un disastro in un periodo per noi molto delicato. Andiamo avanti a lavorare, facciamo il possibile per tutelare operai e colture ma qualcuno prima o poi dovrà rispondere di tutto questo». Cantieri aperti dentro e fuori dalla ex Falco, via vai di tecnici e responsabili che cercano di capire cosa fare e da che parte muoversi. E un occhio va sempre a lui, al “mostro” che fuma giorno e notte. –
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