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Una catasta da 120mila metri cubi Il senno di poi: andava separata

Una catasta da 120mila metri cubi Il senno di poi: andava separata

le reazioniDopo l’ordinanza del sindaco di Codigoro Alice Zanardi, l’ansia è entrata praticamente in tutte le case del territorio e anche chi aveva mantenuto una certa “distanza” dai disagi del fumo...

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le reazioni

Dopo l’ordinanza del sindaco di Codigoro Alice Zanardi, l’ansia è entrata praticamente in tutte le case del territorio e anche chi aveva mantenuto una certa “distanza” dai disagi del fumo e della puzza, ha iniziato a farsi non poche domande.

l’ordinanza

Il rogo alla ex Falco è scoppiato sabato. Domenica l’aria era diventata irrespirabile, lunedì il tavolo in Prefettura dove le diverse forze in gioco sembravano tranquille. Il fumo, secondo quanto emerso, non sembrava nocivo. Qualche disagio sì, ma nessun allarmismo. A gridare «tanto forte da sentire le urla fio a Tresigallo» i proprietari dei campi vicini alla azienda, che hanno chiesto immediatamente di non far andare l’acqua usata per spegnere il rogo nei canali che servono le campagne. Martedì qualcosa è cambiato: dal tutto a posto si è passati a un’ordinanza da brividi. Divieto di mangiare i prodotti coltivati negli orti, le uova di galline non da allevamento e niente foraggio agli animali da latte. Altamente raccomandato stare chiusi in casa, con porte e finestre sigillate, condizionatori con presa d’aria esterna spenti e neppure l’aspirapolvere.

le reazioni

«Mi è venuta in mente Chernobyl - racconta una residente a Pomposa - Non mangiare la verdura, la frutta, stare attenti a tutto...e ce lo dicono dopo tre giorni? Io per esempio ero tranquilla, adesso non so più cosa fare. Per esempio avevo comprato della frutta su un banco qui vicino, come sempre. Cosa faccio? L’ho cotta per non buttarla».

«Il mio cane è stato male ieri sera - dicono all’interno del bar di Caprile - L’ho messo dentro ma con tutto chiuso è stato tremendo. Appena il fumo gira apriamo, ma tanto questa roba la stiamo respirando lo stesso da giorni. E se poi domani ci dicono che è veleno? Perché non hanno fatto subito tutti i monitoraggi. Mi pare sinceramente strano quanto sta accadendo».

il pellegrinaggio

La catasta di legna e altri materiali brucia giorno e notte. Ed è soprattutto con il buio che si vedono le fiamme, a dimostrazione che il fuoco va avanti senza sosta. Così come non trova sosta il pellegrinaggio di gente che arriva davanti alla ex Falco e si ferma non solo a guardare, ma anche a trovare ogni soluzione possibile. «Non capisco perché non buttano giù tutto con le ruspe così da spegnere prima - chiede e si chiede un signore arrivato in bicicletta - Basterebbe spianare, non ci vuole molto a capirlo». «Per fortuna hanno chiuso i canali, altrimenti frutta e verdura si sarebbe tutte contaminate. Anche se però questo fumo non ci convince proprio. È nero, mica bianco. Non è legna che brucia».

lavori di casa

Codigoro e le sue frazioni hanno dovuto cambiare abitudini. Pulizie di casa con le finestre chiuse, senza possibilità di “arieggiare”. Anzi, meglio restare sigillati per non riempire la casa di puzza. «Ho lasciato i panni stesi fuori perché il vento tirava dall’altra parte, e sono andata a fare la spesa - fanno presente da Pontelangorino - In dieci minuti la direzione è cambiata e siamo corse tutte a casa, ma il danno era fatto: i panni tutti da rilavare. Adesso stendo in casa, a luglio e senza riscaldamento per seccare i panni. Possono sembrare cose banali e futili, ma la nostra vita in questi giorni è cambiata».

nei comuni vicini

Mesola, Comacchio, Goro ed anche tutti i Lidi. Le lamentele arrivando da ogni parte e l’odore è insopportabile. «Prima la torba, adesso questa. Non passiamo un’estate tranquilli». —

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