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Debiti Asp, per pagarli si venderà una chiesa

Veronica Capucci

I disavanzi passati pesano, il bilancio 2017 è in positivo Per ogni assistente 150 minori, tagli al contributo statale

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Un bilancio sociale in equilibrio finanziario e che vede sempre più sussidiarietà tra l’Asp e gli altri enti del terzo settore. È questo il quadro presentato dall’azienda sociale ieri in commissione consiliare. Per ripianare il debito accumulato negli anni scorsi serviranno interventi extra sul patrimonio immobiliare, mentre cresce l’impegno sui minori.

I NUMERI
Il 2017 si è chiuso con un valore della produzione di a 29 milioni e 945.611 euro, e costi attestati a quota 29.056.410; valori e costi che sono cresciuti per l’aumento dei richiedenti asilo. L’esercizio si chiude con un utile di 252.106 euro, che, come affermato da Federica Rolli, direttrice generale Asp, «per decisione dei soci in sede di approvazione del bilancio, sarò destinato al ripiano delle perdite degli anni precedenti. C’è infatti un debito pregresso di 1,6 milioni generato da una serie di disavanzi». A fronte delle domanda posta dalla consigliera Paola Peruffo (FI) su come Asp intenda rientrare del debito, la presidente Angela Alvisi ha replica che esiste «una programmazione strutturale, e in ballo c’è l’ipotesi di vendere una chiesetta di nostra proprietà in via Francesco Del Cossa, che se va a buon fine dovrebbe estinguere il debito». È «un bilancio in sicurezza, con un saldo positivo, anche se l’avanzo di bilancio non si consoliderà nei prossimi anni, in quanto è dovuto all’aumento dei ricavi dal fondo per la non autosufficienza».

La questione minori

Per quanto riguarda l’area minori e famiglia, si registra un carico stabile rispetto agli anni precedenti, pari a circa 150 minori seguiti da ogni assistente sociale nel corso dell’anno. I minori in carico sono 1.807 (il 10% della popolazione minorile del territorio), le famiglie in carico con minori 1.175; nel dettaglio, 360 sono i minori seguiti tra 0 e 5 anni, 861 tra i 6 e 13 anni, 407 tra i 14 e 17 anni, 179 i diciottenni. I minori inseriti nei centri educativi sono 84; si tratta di persone in situazioni molto gravi. Come spiegato da Rolli, sono minori «con nessuna o quasi possibilità di scolarizzazione, con apparecchi salvavita o con necessità educative molto accentuate. Il numero è aumentato perché nel 2017 lo Stato aveva concesso di usare sui minori il fondo per i più gravi, ma nel 2018 le cose sono cambiate. Ora lo Stato ci dice che è grave solo chi ha il respiratore, non chi ha necessità di assistenza uno a uno. Il contributo, anziché di 45 euro, è di 23 euro, il che comporta progetti molto diversi e una revisione delle progettualità».

Gli altri utenti

Gli adulti in carico sono 1.027, di cui 366 con disagio e 661 con disabilità; 73 gli assegni di cura erogati per i disabili e 46 i pasti a domicilio; 180 adulti ricevono un contributo economico. I disabili inseriti nei centri socio-riabilitativi sono 124, 24 in strutture non accreditate. Nell’area lavoro, 250 sono le persone in inserimenti socializzanti, di cui 3 assunti. I tirocini per disabili sono 100, e 97 i laboratori protetti. Sono 1.900 le persone della terza età in carico, di cui 64 ricevono un contributo economico e 135 un’integrazione per il pagamento nelle strutture; 94 ricevono il pasto a domicilio, 181 gli assistiti a casa. —

Veronica Capucci

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