L’amore per 17 anni, una figlia e poi 38 agguati: «Lui condannato e libero, io resto in gabbia»
Processo per stalking, la pena è diventata definitiva. «Ma io so che il mio ex non andrà mai in carcere e ogni notte ho paura»
FERRARA. L’amore, una vita insieme per 17 anni, una figlia e poi l’inferno che il codice penale traduce in stalking: 38 episodi, «solo quelli denunciati, ma tanti altri, infiniti», che i giudici hanno conteggiato in una condanna definitiva a 2 anni per quell’uomo diventato diavolo, Aldo Finessi, 53 anni, il suo ex compagno.
Lara Zanta era ragazzina quando lo scelse come l’uomo della sua vita: oggi ne ha 43 ma ogni notte quando torna a casa, i suoi genitori anziani la aspettano alzati, preoccupati «non si mai che lui mi aspetti fuori casa». Per due anni, dal 2012, quando decise di lasciarlo e fino al 2014 quando presentò le denunce, l’inferno era quotidiano: «Mi ha aggredito sotto casa, ha tentato di strangolarmi, mi ha messo sonnifero nel latte e poi...». Poi quei 38 capi di imputazione che negli atti giudiziari riepilogano il suo passato: «Ogni volta che vedo in Tv o sui giornali di donne vittime di episodi gravi da parte dello stalker di turno che diventa assassino - mariti, fidanzati, conviventi - ho i brividi: penso che potrei essere anche io essere una di quelle scarpette rosse (simbologia delle vittime di femminicidio ndr). Ogni volta mi sento di nuovo le mani sul collo e non ne sono ancora uscita, non c’è notte che non abbia paura: ma io dico a lui e agli uomini che si macchiano di questo, non si può uccidere o perseguitare perché si è usciti dalla vita di una donna, che non proprietà di nessuno, solo di se stessa».
I processi per Lara sono finiti, così anche per l’ex compagno condannato, tuttavia oggi libero: «Lo so che non andrà mai in carcere ma se qualcosa si può dire sulla legge sullo stalking è che bisogna accorciare i tempi di indagini e processi: non si possono aspettare anni come accaduto a me, non sai mai cosa possa succedere nel frattempo, prima che non si arrivi a...» Si ferma, è intuibile cosa voglia dire: «Come nel mio caso non è stato possibile fargli niente, lui dopo la condanna è libero, e resterà fuori. Mi dicevano che era possibile fermarlo solo in flagranza di reato: ma questo succede quando già ti mettono le mani sul collo o peggio: bisogna fermarli prima. Io, noi, le vittime non possiamo aspettare che il lui di turno faccia qualcosa e basta. Il mio ex compagno oggi si fa bello in giro, crede di essere nel giusto, che sia stata io la poco di buono, a rovinare la famiglia. Lui ha una sua vita, quella che sta in gabbia sono io».
Lara dice ciò che tante altre donne, vittime di stalking o tentato omicidio - per fatti accaduti nel Ferrarese - raccontano da sempre. Perché il buio della gabbia, non passa mai: «Mio padre mi ha dato un caschetto da indossare quando rientro di notte, per proteggermi, perché il mio ex compagno aveva detto che avrebbe usato l’acido si di me». Storie di violenze psicologiche, che quando si raccontano si riducono a fatti a effetto. Anche noi lo abbiamo fatto, raccontando del processo di primo grado: l’ex compagno di Lara era accusato tra i tanti episodi di aver rubato sex toys dall’auto di lei, per poi farli avere a conoscenti e datori di lavoro, per metterla in cattiva luce, imbarazzo (scrivono anche i giudici). E allora sui giornali si parlava di “Stalking con sex toys».
«Ridurre tutto a quell’episodio è stato uno schiaffo, ognuno a casa propria fa ciò che vuole, non è stato corretto anche perché ricordo che lui mi ha quasi strozzata: era ben altro il contesto di questi fatti. La cosa non mi ha offesa, ne messa in imbarazzo come voleva il mio ex compagno, ma mi è dispiaciuto». Dopo 4 anni il percorso giudiziario è finito, restano gli strascichi psicologici e l’esperienza dopo anni di sorpusi e denunce: «Posso dire perciò ad una donna che si trovi in situazioni analoghe di denunciare tutto e subito, senza paure. Io sono stata fortunata, i carabinieri mi hanno aiutata, così il mio legale. Fortunata, soprattutto perché non sono diventata una scarpetta rossa». —
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