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iniziativa della prefettura 

Reclutava jihadisti per la Siria. Espulso appena fuori dalla cella

S.C.
Reclutava jihadisti per la Siria. Espulso appena fuori dalla cella

Lo sloveno ha scontato in via Arginone la pena per l’attività svolta in Veneto. Prima di poter uscire è stato prelevato dalla Polizia e imbarcato sull’aereo

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È stato uno dei primi foreign fighter ad essere condannato in Italia per legami con i gruppi terroristici islamici, e aveva ormai scontato la sua condanna nel carcere di Ferrara. In città però non ha mai messo piede perché Prefettura e Questura hanno confezionato per lui un provvedimento di allontanamento dal territorio nazionale, e disposto l’immediato ritorno in Slovenia non appena scarcerato. Da ieri Rok Zavbi, 28 anni, è a Lubiana.

La siria nel destino

Zavbi, cittadino sloveno, è stato arrestato nel maggio di due anni fa dalla polizia del suo paese, su mandato di cattura europeo emesso dalla Procura antiterrorismo di Venezia. L’accusa è molto pesante: reclutamento di aspiranti foreign fighter nella cellula legata all’imam Bilal Bosnic. Lo sloveno, 28 anni, ufficialmente autotrasportatore che girava l’Europa con il suo camion-frigo per distribuire nei negozi di kebab la carne macellata con il metodo halal, già infermiere di professione, si era convertito da poco all’islam. Aveva quasi subito maturato la scelta di contribuire alla guerra santa, partendo per la Siria, nel territorio controllato dall’Isis, dove è rimasto fino al 2013. A quell’epoca risale la foto per la quale è conosciuto in Italia, con un mitra in mano abbracciato ad un commilitone pure armato. Al suo ritorno a casa aveva raccontato alla tv slovena di essere partito solo per fare l’infermiere, aiutando in questo ruolo appunto le milizie jihadiste.

Sta di fatto che Zavbi e l’amico Ajhan Veapi, 37 anni, originario della Macedonia, è finito subito dopo in un’inchiesta antiterrorismo come reclutatori di due bellunesi di origine straniera, convinti a lasciare lavoro e famiglia per partecipare alla guerra in Medio Oriente (uno di questi risulta morto sul campo). Per queste accuse i due vennero arrestati e processati, l’anno scorso a Venezia: Zavbi è stato condannato a tre anni e quattro mesi di carcere, uno in meno dell’amico.

Il risvolto ferrarese

Qui comincia la storia “ferrarese” dello sloveno, che ha iniziato subito a scontare la pena proprio nel carcere di via Arginone. I tre anni e passa si sono nel tempo accorciati, perché Zavbi, anche in questo segnando un piccolo record, ha iniziato a collaborare con gli inquirenti, fornendo informazioni su quanto aveva visto e sulle persone che aveva conosciuto. Per questo motivo la pena era stata ridotta, e la scarcerazione del giovane era stata fissata per il 25 luglio.

In vista di questa scadenza, Prefettura e Questura di Ferrara hanno iniziato a lavorare con l’obiettivo di evitare che Zavbi potesse fermarsi, anche per poco tempo, in città, subito dopo la scarcerazione. Fin dal suo arrivo in carcere, quindi, la sezione espulsioni dell’Ufficio immigrazione della Questura aveva attivato la procedura amministrativa finalizzata all’espulsione dall’Italia, con il contributo della Digos. Nel marzo scorso il prefetto aveva emesso un provvedimento di allontanamento dall’Italia per «motivi imperativi di pubblica sicurezza», mentre il Questore ne aveva disposto l’accompagnamento coattibo alla frontiera al termine della detenzione.

Mercoledì pomeriggio, quindi, il 28enne è stato prelevato direttamente in carcere, accompagnato all’aeroporto di Bologna e accompagnato con scorta tecnica della Polizia di Stato sino a Lubiana. —

S.C.

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