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Mauro Sorbi, presidente dell’Osservatorio regionale per la sicurezza stradale, legge i dati e indica le precauzioni da seguire per evitare di mettere a rischio la propria vita e quella altrui 

«La prima causa degli incidenti è diventata la distrazione»

l’interventoSulle cause d’incidentalità stradale interviene il presidente dell’Osservatorio regionale per la sicurezza stradale, Mauro Sorbi, che, raggiunto telefonicamente, spiega alcune delle più...

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l’intervento

Sulle cause d’incidentalità stradale interviene il presidente dell’Osservatorio regionale per la sicurezza stradale, Mauro Sorbi, che, raggiunto telefonicamente, spiega alcune delle più frequenti: «Che lo smartphone o il navigatore e, quindi, la distrazione, siano ormai la prima causa d’incidenti stradali, lo dicono le statistiche e, soprattutto, quasi tutti gli incidenti frontali o tamponamenti stanno a testimoniare quanto grave sia il problema. Il micidiale cocktail tra distrazioni da telefonino e circolazione dei mezzi sulle strade purtroppo coinvolge anche motociclisti, ciclisti e pedoni. Sono strumenti eccezionali, straordinari, che ci hanno cambiato la vita, ma che stanno anche modificando i nostri livelli di attenzione. E se è importante essere connessi con il mondo, lo è di più essere connessi con il mezzo che guidiamo».

Non si tratta di congetture, ma della lettura dei numeri: «I dati - conferma il presidente - fotografano un trend assolutamente negativo, con particolare riferimento alle sanzioni relative sia al superamento dei limiti di velocità sia al passaggio con semaforo rosso, che molti fanno risalire a un fenomeno di compensazione psicologica di situazioni personali legate ai numerosi appuntamenti quotidiani. A questo si affianca, ed è tutt’ora ben radicato, il mito sociale della velocità e del suo valore ancestrale. Una vera sorpresa è rappresentata dal mancato uso della cintura di sicurezza e dei seggiolini per bambini: evidentemente non abbiamo ancora preso coscienza dei rischi a cui andiamo incontro noi e chi è con noi in auto, non valutando le conseguenze fisiche gravissime di chi non usa cinture e seggiolini. Indossarle può fare la differenza tra la vita e la morte, perché riducono dell’80% la possibilità di decesso o di ferite gravi in caso d’incidente. Le campagne di educazione stradale che vengono condotte a livello nazionale e a livello regionale possono solamente contribuire a una naturale condivisione della strada dei vari utenti, ma quello che è e sarà importante è il mutare l’atteggiamento culturale, che attualmente vede prevalere il proprio ego, a seconda della tipologia di utente che si è in quel momento, che si trasforma in una sorta di bullismo stradale, accompagnato dal fenomeno crescente denominato road rage, ossia rabbia stradale. Abbiamo scelto, come Osservatorio Regionale, di educare i giovanissimi, a partire dalle materne, proprio perché siano i fulcri di una maggior educazione stradale verso i genitori e gli adulti che li circondano».

Le modalità d’intervento preventivo, però, sono molteplici: «A oggi non si è ancora manifestato l’effetto deterrente che si sperava avesse l’introduzione del reato di omicidio stradale, forse perché non si sono avute ancora sentenze definitive passate in giudicato. Inoltre, occorre intervenire per contrastare la distrazione, causa o concausa principe dell’incidentalità, valutata pari all’80%. Reputo che occorrerebbe sospendere la patente a chi viene sorpreso a usare il cellulare già la prima volta, senza emettere questo tipo di provvedimento, come previsto ora, solo in caso di recidiva nel biennio. Occorre usare gli idonei dispositivi compatibili con la guida sicura: il viva voce o l’auricolare. Infine, ognuno dovrebbe ricordarsi che, quando si è sulla strada, il fatto di aver ragione non protegge dalle conseguenze degli errori altrui. In sintesi, l’incidente non è una fatalità». —

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